a15151 IL RUMORE FA MALE

 

Nel mondo d’oggi le persone sono esposte a vari tipi di inquinamento; l’aria, le acque, il suolo, la catena alimentare sono quale più quale meno inquinate da sostanze che possono provocare danni all’organismo. Esiste però anche un inquinamento a cui si presta meno attenzione, l’inquinamento acustico. Di questo ci ha parlato nella serata dell’11 febbraio il nostro socio Renato Capuzzo, in un intervento dedicato alla “Ipoacusia da rumore”.

Il rumore infatti, se supera una certa soglia, può danneggiare l’udito, e purtroppo i danni all’udito sono irreversibili, non si possono curare; l’unico rimedio è ricorrere a protesi acustiche. 

L’ipoacusia, dal punto di vista delle causa, può essere di quattro tipi: post infettiva (da otite, da otomastoidite), genetica (spesso per familiarità), degenerativa (per danni vascolari, per virosi), da rumore. Per l’ipoacusia genetica non c’è niente da fare. 

Per ipoacusia in seguito a malattie, l’unica possibilità è non prendere quelle tali malattie. Ad esempio l’ipoacusia può essere dovuta a complicanze del morbillo. Oggi c’è la tendenza ad evitare le vaccinazioni; ma evitandole si espongono i bambini a contrarre il morbillo, e pur essendo questo una malattia non pericolosa, può però in qualche caso dare origine appunto a complicanze. 

Quanto infine all’ipoacusia da rumore, bisogna dire che il rumore diffuso nell’ambiente in cui viviamo è molto aumentato rispetto ad una volta. Il timpano, l’organo che trasmette le onde sonore all’interno dell’orecchio, vibra ad altissima velocità ed è delicato; onde sonore di forte intensità possono produrre danni, danni acuti e danni cronici. La soglia di pericolosità indicata è quella dei 90 decibel; sopra questa soglia c’è rischio di danni. In realtà il rischio di danni dipende molto dalla durata di esposizione al rumore; una esposizione lunga può portare all’ipoacusia anche se si rimane entro i 90 decibel. 

Gli ambienti più a rischio sono certi tipi di fabbriche, le zone dove si effettuano certi lavori (ad esempio con martelli pneumatici). Nelle gare automobilistiche si superano facilmente i 160 decibel. Anche la musica a volume altissimo, che attira i giovani, costituisce un rischio elevato. 

Si stima che nei paesi industrializzati l’ipoacusia coinvolga circa il 30 % della popolazione, spesso accompagnata da fastidiosi acufeni. A questo proposito ricordiamo che nel periodo fine anni 70/inizio anni 80 l’Università di Padova effettuò una indagine estesa a tutto il Veneto sullo stato dell’udito di persone esposte ad un ambiente rumoroso, arrivando ad analizzare 18.000 casi. I risultati di questa indagine confermarono i danni procurati dal ru-more. 

L’ipoacusia fa sentire meno i suoni ed i rumori, ma non in maniera uguale per tutte le frequenze. Le frequenze più danneggiate sono quelle più elevate, i suoni più acuti. L’orecchio umano è in grado di sentire suoni dai 20 ai 20.000 Hz; la voce umana copre frequenze circa dagli 80 ai 1.500 Hz. Allora l’ipoacusia sarà meno grave per la persona se la perdita di capacità uditiva riguarderà frequenze fuori dall’intervallo coperto dalla voce umana. 

 

Testo: Fabio SIGOVINI