a15171 GIULIETTA e ROMEO e le loro famiglie

La sera del 9 marzo noi del RC Padova Est ci siamo trovati assieme agli amici del RC Padova per una conviviale interclub. In inizio di serata il Presidente del RC Padova Franco Bonazzi, dopo i saluti a noi ed agli altri ospiti, ha ceduto la parola al nostro Presidente Giovanni Selmin che ha consegnato il distintivo rotariano ad un nuovo socio del nostro RC, Alberto Benini. E’ sempre una festa quando un nuovo amico si unisce a noi. 

 

Dopo la cena il Presidente del RC Padova ha presentato il relatore della serata, il Prof. Sergio Perosa, anglista di fama internazionale e professore emerito all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il Prof. Perosa ci ha parlato del “Giulietta e Romeo” di Shakespeare. 

 

La storia, partita dalle novelle di Luigi da Porto e Bandello, tradotta in francese e da qui tradotta in inglese, approdò ad un poemetto di Arthur Brooke che fornì lo spunto a Shakespeare. E’ una storia universalmente conosciuta, ma la presentazione che ne ha fatto il relatore ci ha rivelato molte cose che non sapevamo. Il relatore ha realizzato una nuova traduzione in italiano del dramma, e facendo questo ha cercato di mantenere al testo una sua caratteristica, la presenza di versi e rime accostati a parti in prosa. E questo ha fatto sì che la traduzione è stata una bella impresa. Perché circa l’86 % del testo è costituito da versi, un terzo dei quali sono rimati; e le rime sono molte di più di quanto appaia oggi leggendo il testo inglese, perché la pronuncia dal tempo di Shakespeare ad oggi è in parte cambiata, nascondendo molte rime che allora erano evidenti. Molto numerosi sono anche i giochi di parole (175), e ci sono 187 parole coniate dall’autore, non presenti prima nella lingua inglese. Il dramma inizia con un sonetto, ed anche il duetto di Giulietta e Romeo quando si incontrano è un sonetto. L’esprimersi in versi poi non è riservato ai personaggi di alta condizione; anche il frate si esprime in versi. E c’è ancora un’osservazione da fare riguardo al linguaggio, la presenza cioè, specialmente in bocca ai personaggi di bassa condizione, di allusioni sconce ed oscenità. Questo dà alla vicenda un tono realistico e terreno; anche Giulietta vede l’amore in maniera carnale e fisica, non tanto idealizzato ed etereo. La presenza di questi passaggi sconvenienti in passato disturbava, tanto che nelle rappresentazioni e nelle traduzioni venivano spesso tagliati. 

Quanto alla vicenda, questo dramma è anomalo nella produzione di Shakespeare, perché la prima metà, fino alla morte di Mercuzio e di Tibaldo, ha l’aspetto di una commedia: è gioiosa e allegra. Poi volge in tragedia, i due giovani vengono travolti da volontà altrui e da incidenti casuali. Oltre al contrasto tra le due famiglie, all’interno delle famiglie c’è un conflitto generazionale, tra figli e genitori, tra i due adolescenti e gli anziani. Le famiglie dei Montecchi e dei Capuleti non sono nobili, si potrebbero definire alto borghesi. Il Capuleti ha un concetto patriarcale della famiglia, vede la figlia Giulietta in maniera strumentale, la vuole usare per imparentarsi con il nobile Paride. Romeo è meno compresso dalla sua famiglia, lo si lascia fare quando si chiude in sé per pene d’amore; ma anche lui è condizionato, e si vede costretto ad agire contro Tibaldo per dovere di famiglia. 

Dei due innamorati la più forte è Giulietta, è lei che conduce il gioco e che prende l’iniziativa, che fa discorsi più diretti e concreti, che affronta le situazioni più difficili (la pozione, la prospettiva della cripta) mentre Romeo scappa a Mantova. Giulietta è baldanzosa, Romeo ha meno baldanza. Anche per questo il relatore ha intitolato la sua traduzione “Giulietta e Romeo” invece di “Romeo e Giulietta”. Romeo ha le inquietudini di un adolescente; è rude nei confronti di Rosalina, mentre con Giulietta assume un linguaggio petrarchesco. 

 

Il matrimonio dei due giovani avrebbe dovuto portare alla pacificazione delle due famiglie nemiche, e così in effetti andrà a finire, ma al prezzo della loro morte. Incastrati in una situazione fuori del loro controllo (le nozze imposte con Paride), e con eventi sfortunati imprevisti (la mancata consegna a Romeo della lettera del frate), la loro vicenda volge alla sua tragica conclusione. 

Per farci toccare con mano le cose che andava dicendo il Prof. Perosa ha letto alcuni passi della sua traduzione. E’ stato così interessante che molti dei presenti hanno voluto acquistare il libro con questa nuova traduzione, anche se probabilmente quasi tutti abbiamo in casa qualche edizione delle opere di Shakespeare. 

Tra le domande fatte al relatore alla fine del suo discorso una riveste un interesse non secondario: come faceva Shakespeare a conoscere tante cose di Verona, di Padova, di Venezia, lui che non è mai stato in Italia ? Rispondendo il relatore ha fatto notare che al tempo di Shakespeare Venezia era un faro di civiltà, era conosciuta e famosa come oggi potrebbe essere New York. Perciò si sapeva molto della Serenissima. Va notato poi che sia Venezia che Londra erano porti importanti con notevole traffico, ed i marinai si spostavano e portavano in giro notizie. 

Testo :Fabio Sigovini 

Foto: G.B. Kalle