a15201 GIACOMO CASANOVA

 

La serata del 5 maggio ha avuto come relatore un volto già noto al Rotary, lo storico Claudio Grandis. Grandis, responsabile del settore patrimonio del Comune di Selvazzano Dentro è stato presentato dall’Arch. Mara Frego che ne ha delineato brevemente il curriculum vitae - è stato recentemente nominato direttore del Museo della Navigazione fluviale di Battaglia Terme, collabora con riviste di storia e cultura del territorio. Ha scritto numerosi saggi in particolare sulla Saccisica , sulla via fluviale della Riviera Euganea; ha pubblicato, con altri autori, il volume sul fiume Bacchiglione. 

 

La vita e le vicende di Giacomo Casanova sono abbastanza note: la nascita a Venezia, la fuga dai “piombi”, i suoi amori, le sue peregrinazioni in Europa, la stesura delle sue memorie. Meno noti sono i suoi rapporti con Padova e con il territorio padovano. Proprio di questi rapporti ci ha parlato il Relatore della nostra serata del 5 maggio, Claudio Grandis.

Studioso del territorio e delle ville venete, ha avuto modo di trovare e consultare molti documenti che raccontano la vita dei personaggi, delle famiglie e dei luoghi da essi abitati. E così ci ha potuto parlare della villa Mantua Benavides di Valle S. Giorgio e del soggiorno in essa di Giacomo Casanova. 

Valle S. Giorgio è una località, frazione del comune di Baone, nata dalla fusione di Valle di sotto (o di Donna Daria) e Valle di sopra (o dell’Abate). Il nome di Valle S. Giorgio risale al XIX secolo. 

Dal XV secolo in questo luogo risultano terreni ed edifici di proprietà della famiglia Benavides, padovana ma di origine spagnola. Proprietario alla fine del secolo è il giureconsulto Marco Mantua Benavides, uomo di cultura, mecenate di artisti, committente dell’Ercole e della tomba agli Eremitani. 

E’ autore di una operetta, L’Eremita, in cui descrive una casetta ancora presente nella proprietà. Nella proprietà c’è anche l’edificio conosciuto come villa Mantua Benavides, che passando nel tempo in possesso di altre famiglie, viene acquistato nel XVII secolo da Carlo Torta, cancelliere dello Studio di Padova. L’edificio è in cattivo stato, e Carlo Torta provvede al restauro. Lascia poi per testamento i suoi beni immobili a Gasparo e Antonio Maria “fratelli Mantua”. Questi due non hanno figli e non si curano di fare testamento, così alla loro morte inizia una lunghissima vertenza legale, che dura dal 1762 al 1805. Nel 1762 la villa viene intanto ceduta in locazione al comune rurale di Valle per diven-tare la nuova abitazione del parroco, dato che la canonica é “tutta rovinosa e cadente”. Il parroco è Antonio Maria Gozzi, nato nel 1709 e nominato arciprete di Valle nel 1756; nel 1762 si trasferisce dalla vecchia canonica in rovina nell’ex palazzo dominicale dei Mantua Benavides. 

 

A questo punto la vicenda della villa si incrocia con quella di Giacomo Casanova. Infatti dal 1734 al 1738 don Gozzi è a Padova il maestro, il precettore di Giacomo Casanova. Inoltre don Gozzi è il fratello di Bettina, il primo amore di Giacomo quando questi ha poco più di 13 anni. 

Giacomo Casanova nasce a Venezia i 2 aprile 1725, figlio di Zanetta Farussi e di Gaetano Casanova; ma il vero padre è Michele Grimani, proprietario del teatro San Samuele. La madre è una attrice ed è sempre assente, così Giacomo passa l’infanzia accudito dalla nonna materna. Nel 1734 va a Padova e vive in casa di don Antonio Maria Gozzi, che è un lontano parente. Da lui impara a leggere, scrivere e far di conto; e da lui trova anche la sorella Elisabetta, detta Bettina, che diventa il suo primo amore, e di cui conserva sempre un indimenticabile ricordo. 

Giacomo a Padova segue i corsi di legge presso l’Università dal 1737 al 1739; si vanterà di essersi laureato, ma questo non risulta. Nel 1740 abbraccia la carriera ecclesiastica e frequenta il sacerdote Malipiero, da cui è cacciato perché insidia una sua protetta. Nel 1741 riceve gli ordini minori, esordisce come oratore, ma viene cacciato perché la sua seconda predica è un disastro.. 

Nel 1743 muore la nonna Marzia Farussi, e la famiglia Casanova si disgrega; a Giacomo viene a mancare ogni punto di riferimento. Dal 1744 al 1755 viaggia per tutta l’Europa. Rinuncia alla carriera ecclesiastica e tenta quella militare, ma senza successo. Stabilisce relazioni e conoscenze che gli saranno preziose in futuro. Il 26 luglio 1755 a Venezia viene incarcerato con l’accusa di negromanzia, di occultismo, di esoterismo; viene rinchiuso ai “piombi”. Da qui riesce ad evadere il 31 ottobre 1756 e fugge, ma non può rientrare a Venezia, e di nuovo viaggia per tutta l’Europa. 

Nel 1774 il bando contro di lui viene revocato, e nel 1776 Giacomo rientra a Venezia. 

Nel luglio 1777 va a far visita al suo vecchio maestro don Gozzi, a cui è sempre rimasto affezionato, ed è ospite nella villa Mantua Benavides. Lì trova anche Bettina, ma la trova moribonda.  La venuta di Giacomo a Villa però non è dovuta solo al desiderio di far visita ai suoi vecchi amici, ma anche al suo desiderio di visitare ad Arquà, lì vicino, la casa del Petrarca, poeta da lui amato, studiato e lungamente ammirato sin dall’epoca degli studi universitari. Giacomo resta per un po’ a Venezia, ma non riesce a stare lontano dai guai e deve andarsene di nuovo. Ritorna a viaggiare per l’Europa, ed è impossibile elencare qui tutte le sue vicende ed i suoi spostamenti, fino alla sua morte il 4 giugno 1798 a Dux in Boemia. Non è possibile riassumere in breve la sua vita, se lui, per raccontarla, ha riempito ben 4545 pagine della sua autobiografia. 

L’autobiografia, scritta in francese perché lingua con più mercato, è stata edita integralmente per la prima volta nel 1962; ed è stata tradotta in italiano solo tra il 1983 ed il1989. In questo suo raccontarsi Giacomo è stato assolutamente sincero ed onesto, si è messo veramente a nudo, e con lui ha messo a nudo la società in cui ha vissuto: e questo non gli è stato perdonato. E’ stato accusato di falsità, ma tutti i riscontri tra quello che racconta ed altre fonti confermano la verità di ciò che dice. 

La sua fama solo di donnaiolo e seduttore gli fa torto. Certamente era anche baro, bugiardo, imbroglione, cinico, tombeur de femmes. Ma era un uomo intelligente, colto, enciclopedico, con esperienza di mondo, coraggioso. Era latinista, grecista, matematico, storico, giocatore (introdusse il lotto a Parigi). Aveva molto viaggiato, in un’epoca in cui si viaggiava poco. Riuscì a conoscere e farsi ricevere da molti personaggi storici del suo tempo. Evidentemente aveva il suo fascino e lo usava, non solo con le donne.

Quanto alla villa Mantua Benavides, nel 1862 viene acquistata dal comune di Baone per mantenerne l’uso a canonica di Valle. Dopo un periodo di abbandono, un finanziamento della Comunità Europea ha permesso un salutare restauro, e nel 1997 è stata aperta al pubblico ed è usata per manifestazioni espositive. 

Quanto a don Gozzi ed alla sorella Bettina, sono tuttora sepolti nella chiesa di Valle S. Giorgio. 

 

La serata si conclude con una interessantissima scoperta : Alberto BONANDINI ora abita in un palazzetto antico dove certamente ha vissuto , mentre si trovava a Padova , Giacomo Casanova. 

 

Testo . Fabio Sigovini Foto : Mauro Frego