a1608z QUALE FUTURO per PADOVA

Il nostro è un RC di Padova, ed è naturale che ci chiediamo quale possa essere il suo futuro, quali potenzialità abbia e cosa si possa e si debba fare perché un futuro positivo si realizzi.

Per cercare risposte a queste domande si è organizzata per la serata del 2 febbraio una conversazione su questo tema, a cui hanno partecipato Paolo Feltrin, Geo Sociologo e Politologo dell’Università di Trieste, Fernando Zilio, Presidente della Camera di Commercio di Padova, Rosario Rizzuto, Magnico Rettore dell’Università di Padova, Don Giovanni Brusegan, Delegato Vescovile alla Cultura ed all’Ecumenismo, e come moderatore Paolo Possamai, Direttore del Mattino di Padova. Ha cominciato Paolo Feltrin delineando la situazione attuale di Padova e le sue potenzialità.

Padova è una città di medie dimensioni, che negli anni 60 e 70 è stata la capitale reale del Veneto. La nostra regione ha una particolarità; mentre le altre regioni hanno in genere una città con chiara vocazione di capoluogo, nel Veneto abbiamo tre possibili aspiranti a questo ruolo: Venezia, Verona e Padova. Padova si è imposta per motivi economici e culturali: la sua posizione centrale nel Veneto, la sua dimensione demografica, il suo essere un polo logistico, la sua Università.

Ma oggi l’egemonia di Padova nel Veneto non è scontata; le potenzialità ci sono, ma occorre sfruttarle e progredire, non accontentarsi dell’esistente. La classe dirigente deve avere una vocazione “imperiale”, bisogna che ci sia qualcuno che prenda le decisioni e faccia le cose necessarie anche contro la volontà degli elettori. Non sarà mai possibile accontentare tutti. Ad esempio parlando del nuovo ospedale il 15 % dei padovani lo vorrebbe lì dove è adesso; ma con queste idee non si può avere un ospedale che sia un centro di eccellenza e di riferimento per tutta la regione. Un altro esempio è quello dei treni ad alta velocità; si è riusciti a perdere tempo in discussioni per un quarto di secolo (no ad ora), così che non abbiamo ancora questa opera essenziale per i collegamenti moderni e foriera di ricadute economiche positive. E questo ritardo è dovuto ai Veneti, non ad altri.

Fernando Zilio ci ha esposto il punto di vista della Camera di Commercio. Questa è una realtà notevole; in Italia le Camere di Commercio importanti sono quattro, nell’ordine Torino, Padova, Milano e Roma. Quella di Padova ha in piazza Insurrezione una sede di 12.000 m2 con 94 dipendenti, dispone di un archivio di dati su 750.000 aziende italiane. Parlando delle potenzialità di Padova ha fatto notare che Padova in realtà ha una dimensione demografica di circa 500.000 abitanti, perché assieme ai piccoli comuni limitro costituisce un unico mercato del lavoro ed un unico mercato dei servizi. Il problema è proprio quello di avere una classe dirigente che prenda le necessarie decisioni; bisogna smettere di discutere all’infinito sul nulla. Zilio ha parlato di un Progetto Padova 4.0, che punta sul turismo, sull’internazionalizzazione, sul potenziamento dell’interporto, sul miglioramento dei collegamenti (TAV, collegamento alla Pedemontana). Si cercherà anche di attirare cervelli; l’Università ne produce continuamente, ma molti se ne vanno altrove e una volta sistemati non hanno voglia di ritornare. Il Magnico Rettore Rosario Rizzuto ha fatto alcune considerazioni sul rapporto tra la città di Padova e l’Università. Padova è la città più “universitaria” del mondo, basta pensare al rapporto tra numero di studenti e popolazione. Se parliamo di campus, la città è tutta un grande campus. Vi sono molti centri di eccellenza, nell’alta tecnologia e nella medicina. Ad esempio Padova è la prima per numero e varietà di trapianti. A questo punto bisogna pensare al futuro, cercando di far diventare la presenza dell’Università un valore per Padova più di quanto non lo sia già adesso. Bisogna trasferire fuori dell’Università la tecnologia e l’innovazione che vi si producono.

Don Giovanni Brusegan ha fatto una riessione sul bivio in cui si trovano la società e la Chiesa: chiudersi in se stessa o aprirsi all’altro. Oggi non solo non siamo in grado di fermare le merci, ma neanche le persone. Per Padova l’incontro con l’altro che diventa nostro non è una novità, pensiamo a due santi padovani venuti da lontano, Antonio e Leopoldo. La Chiesa non deve chiudersi in se, ma deve diventare coscienza critica, ha l’opportunità di voltare pagina diventare luogo di amicizia e di spiritualità.

 

Fabio Sigovini