a16091 LA REPUBBLICA POST-REFERENDARIA

 E’ questo il titolo di un libro che il Prof. Franco Gallo sta preparando, ed è anche il tema della conversazione che ha tenuto come relatore alla nostra serata rotariana del 2 marzo.

E’ stata una serata importante; si sono trovati assieme in Interclub soci dei RC Padova, Padova Nord, Padova Euganea, Padova Est, Padova Contarini, Abano Montegrotto, Este, Camposampiero, e rappresentanti del Distretto, tutti ospiti del RC Abano che ha organizzato la serata.

 

Ed alla serata ha dato lustro anche la presenza come relatore del Prof. Gallo, che vanta un curriculum di tutto rispetto: tra l’altro è stato Ministro delle Finanze nel governo Ciampi, è stato membro della Corte Costituzionale, e per un periodo ne è stato il Presidente. Come è noto il referendum confermativo delle riforme costituzionali approvate dal parlamento si è concluso con la bocciatura delle riforme. Quale ragione ha portato alla vittoria del NO? Le riforme avrebbero avuto l’e etto di sempli care l’azione legislativa e di aumentare il potere del governo; ma al momento della scelta gli Italiani hanno preferito non rinunciare ad avere voce in capitolo ed evitare che qualcuno (il Presidente del Consiglio) sia in una posizione di comando. Gli elettori hanno preferito la rappresentatività alla governabilità.

L’esito del referendum ha avuto notevoli conseguenze ed ha posto vari problemi. Il Presidente del Consiglio Renzi si è dimesso; è nato un nuovo governo (anche se simile al precedente); si è concretizzata la minaccia di scissione nel PD; al momento non si parla più di riforme, che tutti ammettevano necessarie. Alcuni tra i politici insistono per elezioni anticipate, ma al momento l’Italia non ha una legge elettorale, dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale sul cosiddetto “italicum”. L’incertezza aumenta le di coltà economiche; l’Europa ha chiesto all’Italia un aggiustamento dei conti. I pronunciamenti della Corte Costituzionale possono avere effetti notevoli. Ad esempio la Corte ha dichiarato illegittimo il blocco dell’adeguamento al costo della vita delle pensioni; così facendo ha posto all’INPS un problema di 12 miliardi di euro. Nella condizione in cui si trova l’Italia post-referendaria bisogna fare qualcosa subito. Ma secondo il Relatore non si tratta di affrontare subito le riforme costituzionali, ci sono questioni più urgenti.

E’ urgente fare qualcosa per le nuove povertà, garantendo ai cittadini almeno il minimo per sopravvivere; non si tratta del reddito di cittadinanza, di cui alcuni parlano, ma di qualcosa che il Relatore ha chiamato “reddito di inclusione”.

E’ urgente fare qualcosa per il lavoro dei giovani, perché non si perda una generazione. E’ urgente fare qualcosa per ridurre il cosiddetto “cuneo scale”, che in nessun altro paese é alto come nel nostro. E’ urgente nanziare la scuola, l’università, la ricerca, perché è da lì che può venire lo sviluppo.

Per affrontare tutte queste urgenze occorrono fondi. Ma se il carico scale non si può ridurre, non si può nemmeno aumentare. Però il carico scale si può rimodulare spostandolo, riducendolo a chi ha già dato molto (famiglie, aziende) ed aumentandolo ad altri soggetti.

Per quel che riguarda le riforme costituzionali, anche se secondo il Relatore non sono la prima delle urgenze, non vanno certamente abbandonate. Dato che sono generalmente ritenute necessarie, occorre cercare pazientemente per esse una maggioranza in parlamento (ad esempio c’è un generale accettazione dell’idea che la ducia al governo venga data da una sola camera). Poi si potrebbe aumentare la stabilità adottando la s ducia costruttiva. Ci sono poi altri provvedimenti che non hanno ri essi costituzionali e che si potrebbero adottare facilmente con leggi ordinarie: rendere simili regole e procedure delle due camere; dare regole ai partiti politici con una legge (statuto, regole interne, bilancio). Deve esserci un equilibrio, ha insistito il Relatore, tra i diritti sociali, che vanno tutelati, ed il loro costo. Noi stiamo pagando, ed i nostri gli pagheranno, le spese allegre ed irresponsabili degli anni ’70 ed ’80.

Il Relatore ha concluso affermando che sarebbe bene che i costi dei diritti sociali venissero gestiti direttamente dall’Unione Europea, perché, se gestiti a livello dei singoli stati, a livello Europa non vi sarebbe fiducia nella correttezza della loro gestione.

 

Fabio Sigovini