a17121 LA BIODIVERSITA' ALL'ORTO BOTANICO DI PADOVA

 

L’Orto Botanico di Padova, fondato nel 1545, è il più antico del mondo. E’ arrivato inalterato fino ai nostri giorni. Recentemente è stato arricchito da una nuova sezione espositiva dedicata alla biodiversità. Nella serata del 22 febbraio abbiamo avuto con noi l’Arch. Giorgio Strappazzon, che con il suo studio si è aggiudicato il concorso internazionale bandito dall’Università di Padova per il progetto di ampliamento del complesso botanico, con l’obiettivo di creare un atlante delle biodiversità.

L’illustre relatore ha sottolineato che la quasi totalità delle strutture espositive trattrano temi inerenti l’attività umana o le forme di vita faunistiche presenti nei vari continenti mentre il nuovo complesso vuole focalizzare l’attenzione sulle forme di vita vegetali che rappresentano il 99,7% degli esseri viventi presenti sul pianeta terra e che sono alla base della nostra vita. Conosciamo circa il 10% delle specie vegetali presenti sulla terra e si stima che ogni giorno si estinguano centinaia di specie mai conosciute. L’uomo non può vivere senza le piante ed il loro processo di fotosintesi clorofilliana che sta alla base della quasi totalità dei processi biologici.

IL PROGETTO

E’ stata costruita una struttura con pareti di vetro lunga quasi 100 metri e alta 18 metri.

Il rapporto con l’orto antico è stato definito nella lettura delle regole compositive che determinano l’impostazione della parte cinquecentesca. L’architettura rinascimentale utilizzava moduli e forme, quali il cerchio ed il quadrato, che sono state utilizzate nella progettazione dell’ampliamento. Inoltre si è voluto mantenere il medesimo orientamento degli assi che attraversano il grande cerchio, e che visivamente collegano le cupole del complesso monumentale di Santa Giustina a quelle di Sant’Antonio.

Il nuovo ampliamento è stato pensato come luogo urbano, come parte integrante del tessuto cittadino. Non solo ambiti espositivi, ma spazi di intrattenimento e di relazione. Per tale motivo la pavimentazione di tutta la nuova area è stata progettata per essere quanto più simile alla trachite, la pietra, che tappezza le piazze e gli spazi pubblici padovani.

Volutamente ricorrente all’interno del progetto è il tema dell’acqua, questo elemento fondamentale per la vita sulla terra. C’é una terrazza a sbalzo sul canale Alicorno, una delle antiche vie d’acqua di Padova, mentre una lama d’acqua separa l’orto antico dalla parte nuova.

L’edificio è stato pensato e progettato per ridurre il più possibile l’impatto ambientale, non solo in senso urbanistico ed architettonico, ma soprattutto rispetto al consumo di risorse rinnovabili per il suo funzionamento. Sono stati applicati i più moderni criteri di risparmio:

-Recupero delle acque meteoriche e ricircolo delle acque correnti .

-Un pozzo artesiano a quota 284 m che porta acqua a 24 C° alle piante acquatiche tropicali.

-Produzione di energia elettrica con pannelli fotovoltaici.

-Rivestimento delle superfici opache interne ed esterne con un composto fotocatalitico che consente un abbattimento dell’inquinamento atmosferico. La “pelle” dell’edificio si comporta come una gigantesca foglia di albero.

-Le superfici di copertura non trasparenti piantumate, trasformate in zone di crescita del verde con numerose positive ricadute sull’ambiente: produzione di O2, abbattimento di CO2 e polveri sottili, disinquinamento dell’aria, comfort visivo, isolamento termico.

-Tutta la parte impiantistica è stata studiata per ridurre i consumi di energia ed ottimizzare le risorse disponibili utilizzando l’energia solare.

-Ogni ambiente è controllato da sonde impostate sulle esigenze di vita delle sue piante che attraverso un sistema computerizzato comandano i vari sistemi di gestione climatica.

-Le finestrature a vari livelli possono creare/interrompere i flussi d'aria prestabiliti all'interno degli ambienti. I tendaggi riparano dal sole estivo e costituiscono un "cappotto" in inverno.

 

PERCORSO ESPOSITIVO

 

Intelligenza vegetale

La parte introduttiva ai percorsi espositivi sarà dedicata ad illustrare al grande pubblico cos’è un essere vegetale e quali sono le caratteristiche che lo rendono così diverso dall’uomo ma al tempo stesso così fondamentale per la nostra vita.

Si illustreranno i temi dell’intelligenza vegetale e delle modalità con le quali i vegetali si relazionano con l’ambiente che li circonda attraverso i 20 sensi che li rendono più adatti delle specie umane a vivere sul pianeta terra.

La pianta e l’ambiente

Il progetto suddivide le circa 1300 specie previste, tra quelle presenti e quelle di nuova acquisizione, in diversi ambiti omogenei per umidità e temperature: i biomi. Sono rappresentate e ricreate le aree tropicali, le subumide, le temperate, le aride e le artiche.

All’interno degli ambienti la posizione è determinata da criteri di natura fotogeografica con la suddivisione tra America nord/centro/sud, Africa nord/centro/sud e Madagascar, Asia, Europa temperata, Oceania.

Si evidenzia l’importanza della biodiversità presente in determinate aree del globo: ad esempio l’area di clima temperato, collocato sul 35° parallelo, con meno del 2% di superficie terrestre contiene il 20% della biodiversità, nonostante la forte pressione antropica che lo minaccia.

La pianta e l’uomo

Si tratterà del ruolo svolto dalle piante nell’evoluzione umana, dai primi insediamenti in epoca preistorica sino all’era contemporanea, portando all’attenzione del visitatore spunti didattici e reperti conservati in apposite teche climatizzate.

Inoltre si tratterà del tema dell’intelligenza vegetale per far comprendere al pubblico che le piante non sono “cose che vegetano” ma sono organismi complessi dotati di 20 modi diversi di percepire l’ambiente che li circonda (l’uomo ne possiede 5) con il quale interagiscono elaborando strategie, comunicando con i propri simili, avendo cure parentali, etc. Le recenti scoperte scientifiche hanno dimostrato ciò che Darwin aveva descritto ed affermato nel 1880 nel testo “The power of movements in plants”: “la punta della radice, agisce come il cervello di un animale inferiore”. Nel percorso espositivo si darà illustrazione dei processi chimico-fisico che avvengono nella radice come nelle cellule cerebrali.

Il rapporto uomo-vegetali e soprattutto le modalità di utilizzo delle più svariate specie a disposizione nelle varie latitudini e nei vari climi viene illustrato individuando quattro macro categorie: Alimentare, Medico farmaceutico, Legname, Vario.

Le aiuole esterne sono dedicate a temi specifici con coltivazioni compatibili con il clima padovano.

Greenternet

Rappresenta il campo nel quale si stanno concentrando le ricerche più avanzate: l’acronimo è la fusione della parola green e della parola internet. Nasce dalla constatazione che ogni apparato radicale è una vera e propria rete internet, dove ogni apice radicale funge da nodo, in grado di rilevare l’ambiente con 20 “sensi” diversi e di comunicare con altri apparati radicali in un gigantesco web botanico che esiste da milioni di anni.

 

Wikiorto

Verrà realizzato un “orto virtuale” posto nel web. Ciò consentirà di allargare la possibilità di diffusione delle conoscenze botaniche presenti nel “sito reale” e di accompagnare il visitatore prima, durante e dopo la visita. Questo sistema consentirà al visitatore interessato di approfondire le conoscenze entrando nelle banche dati predisposte. Si potranno determinare realtà virtuali; i tempi lenti della crescita delle piante possono essere accorciati con slow motion: caso tipico è costituito dalla possibilità di vedere una pianta che cresce, o che fa sbocciare i fiori e successivamente i frutti. Si potranno trovare rappresentazioni paleo botaniche di specie estinte, la crescita e la perdita del fogliame, etc.

La pianta nello spazio

Si tratta di un percorso espositivo richiesto dalle linee guida del bando di concorso, posto come uno dei temi caratterizzanti la nuova struttura.

Ad oggi c’è un progetto preliminare che attende una definizione operativa rispetto ad una ipotesi di collaborazione con Thales Alenia Space di Torino incentrata sulla rappresentazione di tre ambiti extraterrestri:

-La navicella in viaggio nello spazio a “zero G”

-Ambientazione di tipo lunare, dove la vita deve trovare spazio nel sottosuolo vista la scarsa gravità, la mancanza di atmosfera e la conseguente presenza di fortissime radiazioni dannose per gli organismi, oltre al pericolo di cadute meteoriche.

-Ambientazioni su pianeti, come p.e. Marte, dove la vita può essere posta a quota zero, vista la presenza di una forma di atmosfera, con una forza di gravità che consente di svolgere lavori e la relativa protezione rispetto alle radiazioni cosmiche.

La vertical farm

Una proposta interessante che potrebbe essere applicata concretamente senza difficoltà è quella della “vertical farm”, cioè la coltivazione di piante non nel suolo ma in strutture artificiali. Una pianta può avere le sue radici nel suolo naturale, nell’acqua (idroponica) o nell’aria (aeroponica) . Le ultime due situazioni sono quelle ipotizzabili per la coltivazione di piante nello spazio, ma possono essere adottate anche sulla terra. Permettono di: coltivare senza consumo di suolo; controllare la crescita; collaborare con l’ambiente; consumare cibi sani. Di più, permettono di consumare cibi freschissimi: una vertical farm può essere collocata vicino al luogo dove il prodotto verrà consumato.

La relazione dell’Arch. Strappazzon è stata ascoltata con molto interesse dai presenti; ha certamente fatto nascere in molti il desiderio di visitare (o rivisitare) l’Orto Botanico, che non è certo il minore dei tesori che la nostra Padova offre.

 

Pensieri raccolti da: Fabio Sigovini

Foto: Mauro Frego