a15081 INCONTRO con CARLO NORDIO

Nella serata del 22 ottobre ci siamo ritrovati in una riunione interclub assieme agli amici del RC Padova Euganea e del RC Padova Contarini. Dopo il saluto del nostro Presidente Giovanni Selmin e dei Presidenti dei RC Padova Euganea Paolo Mazzi e del RC Padova Contarini Paolo Pigato, la nostra socia Nicoletta Ghedini ha presentato il Relatore della serata, il Dott. Carlo Nordio.

Procuratore Aggiunto al Tribunale di Venezia. In passato abbiamo avuto più volte l’occasione di ascoltarlo su temi legati alla sua attività di Magistrato; in questa serata invece ha toccato un tema molto diverso: “Lo sbarco in Normandia – strategia e spionaggio”.

 

La storia, anzi la cronaca, dello sbarco in Normandia è abbastanza conosciuta, anche per merito del fortunato libro “Il giorno più lungo” e dell’omonimo film altrettanto fortunato che ne è stato tratto; libro e film del resto che il Relatore ha citato più volte. Forse meno conosciute sono invece le ragioni strategiche dello sbarco: perché lo sbarco ? perché in Normandia ? perché ha avuto successo ?

 

Il magistrato, attento e documentato studioso della 2^ guerra mondiale, ha fornito una ricostruzione storica degli avvenimenti di quei giorni con uno straordinario ritmo narrativo approfondendo alcuni aspetti legati alle operazioni di depistaggio organizzate dai servizi di controspionaggio. Gli anni della seconda guerra mondiale scandiscono le fasi del conflitto: il ’40 è l’anno dell’invasione della Francia; il ’41 è l’anno dell’attacco alla Unione Sovietica; il ’42 è l’anno della svolta, con le battaglie di Stalingrado e di El Alamein (Churchill disse che era non l’inizio della fine, ma la fine dell’inizio); il ’43 fu un anno di transizione, nel quale gli Alleati studiarono il modo di portare l’attacco alla Germania. Il ’44 avrebbe dovuto essere l’anno dell’attacco. Ma dove attaccare ? Churchill spingeva per un attacco da sud attraverso i Balcani; la sua idea era quella di precedere i Sovietici nell’Europa orientale, perché temeva che se essi vi fossero arrivati per primi avrebbero messo una forte ipoteca su quei paesi (come infatti avvenne). Dal punto di vista politico Churchill non aveva torto, ma dal punto di vista operativo non sarebbe stata una buona scelta, per le difficoltà che il percorso da compiere avrebbe presentato alle forze avanzanti. Prevalse invece l’idea degli Americani di puntare sulla Germania attraverso la Francia, dove la conformazione del territorio favoriva il dispiegamento delle forze motorizzate e del carri armati. Inoltre la Francia era vicina all’Inghilterra dove erano affluite le forze americane e dove avevano le basi le forze aeree degli Alleati. Si trattava perciò di sbarcare in Francia; ma dove ? Si poteva battere la Germania solo invadendo il suo territorio, quindi era meglio puntare verso il confine tedesco per la via più breve.

C’erano tre alternative. La prima era di sbarcare vicino al passo di Calais: era la traversata più breve, la vicinanza delle basi inglesi permetteva una buona copertura aerea, ed era la via più breve per puntare al territorio tedesco. Ma la zona di Calais era stata molto fortificata dai Tedeschi, che pensavano che quello fosse il probabile punto di uno sbarco. Una seconda alternativa poteva essere la Bretagna: era stata poco fortificata dai Tedeschi perché pensavano che difficilmente gli Alleati sarebbero sbarcati lì. Lo sbarco sarebbe stato relativamente facile, ma era più distante dall’obiettivo Germania, e la distanza dalle basi inglesi rendeva più difficile una buona copertura aerea. Si pensò allora ad una terza possibilità, la Normandia: era più lontana di Calais, ma non troppo, aveva 6 km di spiagge adatte ad uno sbarco, era fortificata ma meno di Calais, permetteva una buona copertura aerea. Si decise dunque per la Normandia. Guardando le cose come le vedevano i Tedeschi bisogna dire che la situazione finì per favorire i piani degli Alleati. Infatti vi era una differenza di vedute tra il maresciallo Von Rundstedt, comandante del fronte ovest, ed il maresciallo Rommel; Rommel avrebbe voluto avere tutte le forze vicine alla costa, per attaccare gli Alleati subito, prima che consolidassero le teste di ponte ; Von Rundstedt voleva tenere le forze in posizione arretrata per poter intervenire con un attacco massiccio contro gli Alleati dopo il loro sbarco. In realtà i Tedeschi adottarono una soluzione di compromesso; e la loro situazione fu aggravata da Hitler che pretese di tenere le forze corazzate sotto il suo controllo, vietando di muoverle senza suo esplicito permesso. Questa situazione nel campo tedesco favoriva gli Alleati. Un altro fattore favorevole agli alleati era l’ignoranza dei Tedeschi su dove lo sbarco sarebbe avvenuto; se lo avessero saputo, con le forze che avevano in Francia avrebbero potuto buttare a mare le forze sbarcate. Per depistare i Tedeschi gli Alleati usarono vari metodi. Simularono la presenza di una armata fantasma nella zona di fronte a Calais, costruendo finti carri armati in basi fasulle, come se fossero lì radunati in vista di uno sbarco; organizzarono un grande traffico di comunicazioni radio in quella zona per far credere che si organizzasse lo sbarco; intensificarono i bombardamenti nella zona di Calais, mandando lì tre quarti degli aerei e solo un quarto a bombardare la zona della Normandia. Una spia dei Tedeschi che fu arruolata dagli Alleati svolse un compito prezioso; trasmetteva ai Tedeschi notizie false miste a notizie vere; dava informazioni vere per tre quarti e false per un quarto. Tutto serviva a rafforzare la convinzione dei Tedeschi che gli Alleati sarebbero sbarcati a Calais. La cosa funzionò così bene che anche a sbarco avvenuto per qualche tempo i generali tedeschi pensarono che fosse una azione diversiva tesa a ingannarli coprendo il vero sbarco. Il 6 giugno 1944 all’alba gli Alleati sbarcarono sulle spiagge della Normandia, gli Americani su quelle note con i nomi di Utah ed Omaha, gli Inglesi su quelle note come Gold, Juno e Sword.

La lotta più dura fu quella sulla “sanguinosa” Omaha; ma alla fine della giornata gli Alleati erano riusciti a creare una solida testa di ponte. Il maltempo, che aveva quasi fatto rinviare lo sbarco, in definitiva favorì gli Alleati, perché i Tedeschi pensarono che in quelle condizioni non ci sarebbe stato nessuno sbarco. Molti generali erano assenti dai loro posti di comando; Rommel era partito per la Germania. Gli Alleati avevano fatto un gigantesco sforzo organizzativo; per esempio c’era bisogno di un porto per fare affluire materiali e rinforzi, e non essendocene uno in quella zona gli Alleati ne costruirono uno artificiale affondando enormi cassoni in cemento portati a traino dall’Inghilterra. Non tutto andò liscio; la città di Caen che secondo i piani avrebbe dovuto essere presa in giornata, fu presa dopo quasi un mese per la forte resistenza delle truppe tedesche. La prima cittadina occupata (o piuttosto liberata) fu Saint-Mère-Eglise. Nella sua chiesa si trova una vetrata con la Vergine ed i paracadutisti, donata dai superstiti del gruppo sceso proprio lì vicino. I combattimenti continuarono nella zona per due mesi, con lenti progressi degli Alleati, finché essi riuscirono a sfondare ad Arromanches; da lì in un solo mese raggiunsero il confine tedesco.

 

 

Al termine della sua esposizione il Relatore ha risposto a numerose domande rivoltegli dai presenti, stimolati dall’interessante esposizione. Poi, dopo il tradizionale dono al Relatore dei guidoncini dei tre Club, si è chiusa questa piacevole serata.

 

 

 

Testo: Fabio Sigovini

 

Foto: Giancarlo Callegari