a14092 LE MURA di PADOVA

Ugo Fadini

 

 

 

 

Sembra un titolo un po’ surreale da dare ad una relazione sulle mura della città di Padova, eppure questo titolo ha una sua ragione di essere. Non a caso il nostro relatore di giovedì 5 febbraio, Ugo Fadini del Comitato Mura di Padova, ha intitolato la sua relazione “Le Mura di Padova, il monumento invisibile”.

 

Forse molti Padovani non lo sanno, ma Padova è una città murata, ha una delle cinte rinascimentali più estese del mondo; le sue mura sono lunghe ben 11 km, di cui solo dei pezzi per complessivi 800 metri sono stati distrutti, ed ha conservato 6 delle 8 porte monumentali. Il fatto è che girando per la città le mura si vedono poco, nascoste come sono dalla vegetazione infestante e dagli edifici sorti nell’ultimo secolo. Solo in pochi punti si mostrano in bella evidenza, ma non sono percepite come un complesso unitario. 

 

Quello che non si vede bene dal basso si vede invece benissimo dall’alto. Nelle fotografie aeree o dal satellite il tracciato delle mura, formanti grosso modo un triangolo, risulta evidentissimo, rendendo Padova inconfondibile se vista dall’alto.

URBS IPSA MOENIA SUNT, le mura sono la città stessa, recita un motto; e così la dovevano pensare quelli che nel sigillo cittadino di età comunale vollero raffigurare proprio le mura. Le mura erano ciò che identificava la città, che per secoli rimase racchiusa da esse; solo dall’inizio del ‘900 la città cominciò ad espandersi fuori dalle mura, che oggi si trovano nel cuore della città. Se si parla delle mura di Padova bisogna specificare quali, perché ve ne sono molte. A parte alcuni resti di mura di epoca romana (ad esempio in largo Europa), abbiamo le mura di epoca comunale, ampliate dai Carraresi, di cui restano alcuni tratti ancora in piedi; le troviamo rappresentate nella pianta di Padova di Vincenzo Dotto del 1623. 

 

Le mura medioevali seguivano il tracciato dei corsi d’acqua, sfruttando la protezione da essi fornita; a volte vennero scavati dei canali dove mancava la protezione di un fiume. Di quell’epoca restano alcune porte (Porta Molino, Porta Altinate).Queste mura si vedono nella pianta del 1449 di Annibale Maggi, e sono raffigurate negli affreschi al Santo di Giusto de’ Menabuoi. Nel cortile del Palazzo Municipale si trova una statua della Vecchia Padova, che ha un copricapo con raffigurate tre cinte di mura. Quando Padova passa sotto il dominio di Venezia, per circa un secolo non vi sono cambiamenti che interessino le mura. Poi nei primi anni del ‘500 la situazione precipita: la Lega di Cambrai muove contro Venezia, battuta ad Agnadello, si impadronisce di quasi tutta la terraferma, Padova compresa. E’ in gioco il futuro di Venezia, ed anche il futuro degli assetti europei, se si pensa ad un futuro senza Venezia. Ma il provveditore veneziano Andrea Gritti agisce con decisione; riprende Padova e la fortifica. Le mura medioevali di Padova sono inadeguate, non sono state previste per resistere alle artiglierie di cui ora dispongono gli eserciti; così il Gritti in otto settimane fa costruire dei bastioni e rinforzare le mura dove possibile, facendo lavorare tutta la popolazione. Nel frattempo Massimiliano I d’Asburgo, cui compete completare la conquista, perde tempo per aspettare l’arrivo della sua artiglieria, poi finisce i soldi per pagare le truppe, e tardando nel porre l’assedio a Padova dà al Gritti il tempo di completare le difese. Sta di fatto che l’assedio fallisce, Padova non cade, e Venezia è salva.

 

Passata la crisi si provvede, sotto la guida di Bartolomeo d’Alviano, ad adeguare la cinta muraria secondo le nuove necessità. Le mura vengono regolarizzate, rendendole più rettilinee in alcuni tratti, si costruiscono i bastioni, si costruiscono torrioni, si abbattono edifici per far posto a mura ed a strade di collegamento. Si costruiscono baluardi poligonali nei punti più delicati, per assicurare l’assenza di punti morti per la difesa; si inizia la costruzione di una nuova fortezza. 

I problemi posti alle fortificazioni dall’avvento della artiglieria sono ancora nuovi, non esistono ancora trattati sull’argomento. Così si procede secondo idee che maturano strada facendo; il risultato è che nella cinta muraria cinquecentesca di Padova troviamo esempi di elementi difensivi di vario tipo, il che rende le fortificazioni di Padova molto interessanti. Si crea anche uno spazio di rispetto attorno alle mura, il cosiddetto “guasto”, abbattendo edifici e vegetazione fino a 2 km di distanza. 

 

Mentre procedevano questi lavori,Venezia un po’ alla volta si era ripresa i territori di terraferma, con il risultato che Padova era ritornata ad essere una località dell’interno, non più di frontiera. 

Così si concluse che non era più necessario continuare a fortificarla, ed i lavori furono interrotti, in particolare non si andò avanti con la costruzione della fortezza, che rimase incompiuta. Con il tempo le mura si ridussero a cinta daziaria. Le mura rimasero come erano fino alla fine dell’800. Nel ‘900 si aprirono varchi per collegare al centro i quartieri che crescevano all’esterno delle mura. Il Comune di Padova acquistò le mura ed i terreni pertinenti, dove edificò case popolari, l’ospedale, ed altri edifici di servizio. 

 

Durante la seconda guerra mondiale le strutture interne delle mura furono usate come rifugi. 

Solo recentemente si è capito il valore del complesso delle mura e delle fortificazioni dei Padova. 

Si è ideato un “Parco delle Mura”, ma l’attuazione di questa idea procede a rilento. Si è cominciato facendo qualche restauro, ma moltissimo resta da fare.

 

A perorare la valorizzazione delle mura di Padova, uno dei complessi fortificati più vasto d’Italia ed anche d’Europa, è sorto il “Comitato Mura di Padova” di cui fa parte Ugo Fadini. 

 

 

Testo: Fabio Sigovini

Foto: Giancarlo Callegari