a14101 MANTEGNA a PADOVA

 

Nella serata del 12 marzo, a parlarci di “Andrea Mantegna a Padova”, il   nostro RC ha avuto il privilegio di avere come Relatrice la Prof. ssa Alberta De Nicolò Salmazo, una delle più importanti studiose di questo pittore a livello mondiale. Ci ha illustrato e commentato l’attività dell’artista nel suo periodo padovano, che poi è stato quello in cui è “nato” e, grazie al quale, si è affermato come uno dei più grandi artisti del suo tempo.

Il rapporto con Padova per il Mantegna è stato fondamentale. A parte il fatto che si pensa sia nato proprio in provincia di Padova, anche se di questo non ci sono prove sicure. All’inizio della sua attività artistica c’è stato il suo apprendistato nella bottega dello Squarcione, senza dubbio la più importante fucina artistica attiva a Padova in quel periodo. Era il tempo in cui in città si sentiva un’aria di rinnovamento, si affermava un Umanesimo letterario e figurativo; gli stimoli che provenivano da Firenze trovavano rispondenza in una città che non era sede, come altre, di una corte, ma di una Università. In un polittico dello Squarcione, ad esempio, con caratteristiche del gotico fiorito, accanto a figure su fondo oro compare un San Girolamo collocato in una struttura architettonica. Per la bottega dello Squarcione passarono innumerevoli allievi, e tra questi il Mantegna, che nel 1445 risulta già attivo; ma non vi rimase a lungo, perché ben presto si mise a lavorare da solo. Per l’ambiente padovano in generale e per il Mantegna in particolare fu importante l’arrivo a Padova di Donatello, che vi rimase ben 10 anni. Di lui abbiamo al Santo prima il Crocefisso e poi l’Altar Maggiore con le statue ed i bassorilievi, che non sono più nella loro collocazione originaria; nel bassorilievo del “Miracolo della mula” si può avere un’idea del progetto originario dell’artista. 

Gli affreschi della cappella Ovetari nella chiesa degli Eremitani sono  l’opera più importante del Mantegna a Padova. 

La cappella è una struttura trecentesca arredata e decorata nel ‘400.



Purtroppo durante la seconda guerra mondiale un bombardamento danneggiò gravemente la chiesa ed in particolare la cappella Ovetari. Oggi ci restano, anche se incompleti, un riquadro col Martirio di San Giacomo, due riquadri delle Storie di San Cristoforo, e l’Assunzione della Vergine. Il resto fu ridotto a una miriade di piccoli frammenti. Tra gli 88.000 frammenti recuperati nella cappella vi sono quelli degli affreschi del Mantegna. Si sta cercando di collocare al loro posto i frammenti con l’aiuto di fotografie a grandezza naturale e con l’uso di ricostruzioni virtuali computerizzate. L’insieme del ciclo segue lo stile “moderno” importato da Donatello da Firenze, che si rifaceva all’antico. Gli affreschi più integri rappresentano: l’Assunzione della Vergine tra gli Apostoli che la contemplano e sembrano quasi fuoriuscire dal campo pittorico nell’abside dietro la pala di Nicolò Pizzolo. I riquadri parietali a sinistra e destra dell’abside sono rappresentazioni dure, drammatiche, ambientate in un panorama urbano e collinare costruiti secondo le regole prospettiche dal sotto in su. L’attenzione all’antico in Mantegna si rivela anche nel suo gusto per l’epigrafia antica; nelle scene da lui rappresentate compaiono iscrizioni copiate o ispirate a quelle di monumenti romani.

 

Una cosa curiosa è un grande ritratto, una testa d’uomo, che si pensa sia il ritratto del Mantegna stesso: una sorta di firma figurativa del pittore posta sulla sua opera. 

 

Di questo periodo è il piccolo dipinto di San Paolo con San Girolamo; è interessante il fatto che sia una tela, mentre fino ad allora era uso usare tavole per dipinti di questo tipo. 

Del 1452 è la Lunetta con il monogramma di Cristo con i Santi Antonio da Padova e Bernardino, ora al Museo del Santo, posta in copia sopra la porta centrale della facciata della Basilica, notevole per il modo in cui le figure dei Santi sono inserite nello spazio curvo. 

La Pala di San Luca, un tempo a Santa Giustina nella cappella omonima e ora a Brera, pur avendo una struttura che richiama quella dei polittici, articola in modo innovativo le otto figure monumentali che lo animano, collocandole in uno spazio unitario. 

Sono interessanti i disegni preparatori dell’artista perché ci permettono di seguire l’evoluzione dell’idea di Mantegna dal primo abbozzo alla realizzazione definitiva, ma purtroppo ce ne restano pochi: solo uno relativo alla cappella Ovetari ci è pervenuto. Oggi con le moderne tecniche disponibili si possono “vedere”, quando ci sono, i disegni che il pittore ha tracciato sulla zona poi coperta dal dipinto; cosi si è potuto arricchire la conoscenza di questo aspetto dell’arte del Mantegna. 

Mantegna fu non solo un pittore, ma più in generale, un uomo di cultura. Fu uno di quegli artisti del Rinascimento che si ponevano alla pari con i letterati, li influenzavano e ne erano influenzati. Le idee circolavano, si fondevano, rinascevano con spunti artistici comuni ed indicavano nuove soluzioni artistiche.

Testo: Fabio Sigovini