a12072 AGRICOLTURA e ALIMENTAZIONE: TRANSGENICA (OGM) o BIOLOGICA ?

 

Prof. Gianni TAMINO

 

Laureato nel 1970 in Scienze Naturali. . Docente all’Università di Padova dal 1974 di Biologia generale e dal 2001 di Fondamenti di Diritto ambientale; fa anche parte del corpo docente del Corso di specializzazione in Bioetica. Ha svolto ricerche sugli effetti mutageni e cancerogeni degli inquinanti ambientali e, più recentemente, sugli effetti ambientali e sanitari delle biotecnologie e, in particolare, degli organismi transgenici. E’ stato membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Commissione Interministeriale per le Biotecnologie. Attualmente è membro del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare, presso il Ministero della Salute. Sui temi dell’ambiente e delle biotecnologie ha pubblicato numerosi articoli su riviste a carattere scientifico, culturale e divulgativo. Ha partecipato a numerosi Convegni e a numerose trasmissioni televisive e radiofoniche, in particolare alla RAI. Autore di “Il bivio genetico”, Edizioni Ambiente (2001) e di “Cancro: un male evitabile”, edizioni Cosmopolis (2006), ha poi pubblicato con Fabrizia Pratesi “Ladri di geni”, Editori Riuniti (2001), ed è coautore del testo “Etica, Biodiversità, Biotecnologie, Emergenze ambientali”, a cura di Gino Ditadi, (2002) e del testo “OGM: le verità sconosciute di una strategia di conquista”, a cura di L.Silici, Editori Riuniti (2004). Ha fatto parte del Gruppo di lavoro, presso l’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie, che ha realizzato il volume “Transgenesi, Clonazione, Xenotrapianto. Analisi scientifica, giuridica ed etica sull’impiego degli animali” (a cura di L. Ravarotto e R. Pegoraro), ed Piccin, 2003.

 

 

I limiti della transgenesi

 

Gli organismi transgenici sono modificati a livello genetico (in sigla OGM), inserendo geni provenienti da un qualunque altro organismo, con tecniche di ingegneria genetica, per far loro sviluppare nuove proprietà, di solito di interesse economico. Nella realizzazione degli OGM si ritiene sufficiente inserire un gene estraneo per determinare un nuovo specifico carattere, ma i geni agiscono come una rete di un sistema complesso, in cui ogni gene interagisce con gli altri. Così, anche se nel trasferimento di geni da un organismo ad un altro non ci sono limiti, tuttavia l’ingegneria genetica non è in grado di operare con precisione e non è possibile prevedere quali saranno le interazioni con gli altri geni e con il metabolismo dell’organismo.

 

A questo proposito, nel 2002, il premio Nobel Dulbecco, ha dichiarato: “introducendo un nuovo gene in una cellula, la funzione di un gran numero di altri geni viene alterata: non è sufficiente introdurre un gene nell'organismo per determinarne l'effetto, che invece dipende da quali altri geni sono già presenti.” L’impatto ambientale degli OGM Quali alterazioni la diffusione nell’ambiente di OGM potrebbe provocare non è facilmente prevedibile, ma sicu-­ ramente si dovrebbero adottare criteri cautelativi, che però sono stati rifiutati dagli Stati Uniti, che non hanno sottoscritto il protocollo di Cartagena sulla biodiversità e sulla diffusione in ambiente naturale degli OGM. Proprio negli Stati Uniti, dove le coltivazioni transgeniche sono diffuse da vari anni, è stato possibile fare una ricerca sugli impatti ambientali di tali coltivazioni. Nel lavoro, pubblicato nel Novembre del 2009 “Impacts of Genetically En-­ gineered Crops on Pesticide Use: The First Thirteen Years”, coordinato da Charles Benbrook, viene ampiamente documentato che tra il 1996 e il 2008, nelle aree coltivate con soia o mais transgenici, l’uso di erbicidi e di insetticidi è aumentato in misura notevole. La principale conseguenza di questo incremento è stata la proliferazione di molte piante spontanee resistenti al glifosato, l’erbicida utilizzato nella coltivazione di soia trangenica. Lo studio dimostra non solo che i semi transgenici non riducono l’uso di pesticidi, ma anche che vi è un veloce adattamento di alcune infestanti al glifosato, aumentando i costi degli agricoltori e diminuendo la produzione. Inoltre, in una ricerca dell’Istituto federale svizzero di tecnologia, pubblicata quest’anno, la dott.ssa Hilbeck ha confermato studi precedenti che dimostravano effetti dannosi della tossina presente nel mais transgenico resistente agli insetti, anche in insetti utili, come le coccinelle. Vi è poi il rischio della contaminazione sia di piante selvatiche compatibili (come per colza e altre specie spontanee della stessa famiglia) che di piante coltivate, attraverso la diffusione del polline. Infatti secondo il rapporto JRC –EU, sulla contaminazione delle sementi da OGM, del 2002, se si vuole mantenere una presenza “accidentale” di sementi OGM dentro la soglia dello 0,3% “occorre cambiare i sistemi di coltivazione ed i costi di questi cambiamenti sono sproporzionatamente alti per quanti producono in azienda le proprie sementi (risemine)”.

 

L’impatto alimentare e sanitario degli OGM

 

Anche in tema di salute i cibi derivati da OGM, nascondono rischi per l’uomo: ogni volta che si ingerisce un prodotto alimentare transgenico, questo può provocare allergie o intossicazioni che magari non vediamo immediatamente, ma che possono produrre effetti a distanza di tempo. Sappiamo inoltre che per identificare i geni introdotti negli organismi transgenici e renderli riconoscibili, si inserisce come marcatore un fattore di resistenza agli antibiotici; questo marcatore però, una volta arrivato nell’apparato digerente attraverso un alimento che lo contiene, potrebbe trasferire tale resistenza ai batteri che normalmente convivono con l’uomo e questi a loro volta potrebbero trasferire questa resistenza a batteri patogeni; a quel punto quel fattore di resistenza renderebbe nullo l’utilizzo dell’antibiotico specifico privandoci di una delle potenziali armi di difesa più importanti contro le malattie infettive. E’ il caso, ad esempio, della patata “Amflora” della BASF, recentemente autoriz-­ zata dalla Commissione Europea per usi industriali, ma con sottoprodotti impiegabili come mangimi. Questa patata transgenica contiene fattori di resistenza a ben due antibiotici, kanamicina e neomicina, ancora utilizzati in medicina umana.

Per queste ragioni l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Agenzia europea per i farmaci erano contrarie all’autorizzazione. Un ulteriore problema è posto dall’impiego dei diserbanti associati agli OGM: oltre l’80% delle piante transgeniche sono rese infatti resistenti ad un diserbante. Il più comune è il Roundup della Monsanto o glifosato, che è stato pubbli-­ cizzato come quasi innocuo perché rapidamente metabolizzato. Ma Hardell ed. Eriksson, nel 1999, hanno evidenziato un aumento di linfomi non Hodgkin correlati all’uso di glifosato e agli effetti dei suoi metaboliti. Ma il rischio forse più rilevante dell’utilizzo di OGM è dato dal fatto che i geni esogeni, inseriti in modo casuale, determinino un’instabilità genica, che può favorire spostamenti di porzioni di DNA, con conseguente alterazione dell’espressione dei geni dell’organismo reso transgenico. Una conferma a tale ipotesi viene da un recente studio australiano che indica come piante non contenenti allergeni possano provocare allergie dopo la transgenesi (Prescott et al., 2005). Infatti i ricercatori del centro di ricerche Csiro (Commonwealth scientific and industrial research organization) hanno evidenziato che inserendo geni di fagioli nei piselli si possono ottenere effetti del tutto imprevedibili: i fagioli che contenevano naturalmente geni di resistenza agli insetti non provocano allergie, ma, inseriti per transgenesi questi geni nei piselli, li rendevano allergenici.

L'allarme ha imposto l'immediato stop al progetto. Altri elementi di preoccupazione ven-­ gono da uno studio dell’istituto di ricerche francese Crigen (pubblicato nel 2008) sui mais NK 603 e MON 810, evidenziando che il primo provoca alterazioni del peso degli animali alimentati con mangime che lo conteneva, mentre il secondo, in base a studi fatti dalla stessa Monsanto (produttrice dei due mais transgenici), altera alcuni parametri nei reni e nel fegato degli animali alimentati, indicando un disturbo agli organi deputati alla di-­ sintossicazione. Anche in questo secondo caso vi erano alterazioni nella crescita (decremento di oltre il 3% in peso).

Inoltre uno studio recente, commissionato dal ministero austriaco per l’Agricoltura e la Salute e realizzato da Jürgen Zentek dell’Universitá di Vienna ha dimostrato che topi nutriti con mais OGM hanno dato vita ad una prole nella terza e quarta generazione ridotta di numero e di peso, e tali differenze sono statisticamente rilevanti. I topi alimentati con mais non-OGM si sono riprodotti in modo più efficiente. Molti di questi effetti riscontrati in diversi laboratori, potrebbero avere una spiegazione in alterazioni provocate dagli OGM sui sistemi di controllo dell’espressione genetica, a livello epigenetico, cioè di quelle modificazioni dell’espressione dei geni, che avvengono senza alterare la sequenza del DNA (azione di istoni, metilazioni, micro RNA ecc.). Infine va ricordato che Werner Mueller ha verificato che il tratto transgenico inserito nelle piante, una volta immesso nel corpo umano, non viene interamente degradato nel tratto intestinale, ma penetra nel sistema linfatico e nel sangue e si deposita negli organi, dove può svolgere una funzione immunomodulatoria dagli effetti ancora sconosciuti.

Conclusioni

Il genoma di ogni organismo, e degli organismi superiori in particolare, si trova in uno stato dinamico, in contrasto con la visione della genetica classica di un genoma stabile e statico. Probabilmente vi sono ulteriori aspetti del funzionamento del DNA, a partire dalle porzioni non contenenti informazione genetica, che devono essere studiate per capire il significato adattativo di tali strutture. Per queste ragioni risulta importante individuare tutti i diversi effetti che può provocare l’introduzione di geni estranei sul funzionamento dell’informazione genetica: quanto abbiamo già verificato dovrebbe comunque portare a un periodo di riflessione sull’impiego degli OGM. Come ricordava l’epidemiologo Lorenzo Tomatis, recentemente scomparso: “Adottare il Principio di Precauzione e quello di Responsabilità significa accettare il dovere di informare e impedire l'occultamento di informazioni su pos-­ sibili rischi per la salute ed evitare che si continui a considerare l'intera specie umana come un insieme di cavie sulle quali saggiare tutto quanto è capace di inventare il progresso tecnologico.