a11102 LE NOSTRE FORZE ARMATE e il loro impegno nelle MISSIONI di PACE

 

Giovedì 1 dicembre un folto gruppo di nostri Soci ha partecipato ad un Interclub che si è tenuto presso il Circolo Ufficiali di Padova. E’ stato un Interclub un po’ particolare perché, assieme al nostro RC Padova Est ,si sono trovati quattro Lions Club della nostra zona; i Lions Club Padova Host, Padova Certosa, Padova S. Pelagio, Piove di Sacco. Il numero di Lions Club con i cui Soci ci siamo incontrati questa volta è notevole, ma è l’unica novità, perché l’incontro tra Club Rotary e Lions è una simpatica consuetudine ormai con-solidata. Come ha detto il Presidente del Lions Club Padova Host Maurizio Menegatti, che ha fatto gli onori di casa, e come ha ribadito il nostro Presidente Felice Ninni, la vicinanza e la collaborazione tra i nostri Club, che si ispirano entrambi ad ideali di servizio, è giusta ed opportuna. E’ desiderabile anche, e in effetti è già stato fatto, che Club Rotary e Lions uniscano le loro forze per la realizzazione di services comuni. 

 

Anche la scelta del luogo , il Circolo Ufficiali di Padova, non è stata casuale; infatti il tema della serata era “Le nostre Forze Armate e il loro impegno nelle missioni di supporto alla pace”. 

 

E tra i graditi ospiti abbiamo potuto contare sulla presenza di molti alti gradi delle nostre Forze Armate. Al Tavolo della presidenza,oltre al Presidente Felice NINNI ed al Presidente del L.C. Padova Host Maurizio MENEGATTI e Signora vi erano i relatori Gen.C.A. Marco BERTOLINI e Gen. Div, Enrico PINO. Al tavolo d’onore hanno trovato posto, il Capitano di Vascello della marina militare, Claudio MOLLICA, della Capitaneria di Porto di Ve-nezia, il Colonnello dell’Aereonanutica militare, Enrico GARETTINI, Comandante del 51° Stormo di Istrana, il Colonnello Franco MONTINARO, Capo di Stato Maggiore della Legione Carabinieri di Padova, il Presidente del Lions Club Piove di Sacco, Renato PREARO, il Presidente del Lions Club Padova Certosa, Andrea BOVO, con sig.ra Franca, il Presidente del Lions Club Padova S. Pelagio, Riccardo RIGHETTI, con sig.ra Laura. Erano ,altresì, presenti ,il Generale Giovanni ANGILERI, Iin rappresentanza di Assoarma, La Sig.ra Elisabetta BERTON ospite della Past President del Lions Club Padova Host, Sandra NICOLETTO, l’avv.Rolando DALLA RIVA e Signora Sonia, ospiti del Presidente del Lions Club Padova Host, Maurizio MENEGATTI ed il Dott. Giovambattita SOATTIN ,ospite del socio ospite del socio Dario ROSSI del Rotary Club Padova Est . 

 

Il Presidente del Lions Club Padova Host ha osservato che la percezione che si ha a volte dei “militari”, come qualcosa di separato dalla massa dei cittadini ,è sbagliata. In realtà, le Forze Armate italiane contano circa 400.000 persone che con i famigliari arrivano a contare circa 1,5 milioni di persone. I soldati italiani sono in mezzo a noi, sono parte di noi. 

 

La relazione della serata si è articolata in due parti con due Relatori. 

 

Il primo Relatore è stato il Generale di Divisione Enrico Pino, che ha brevemente illustrato la struttura attuale delle Forze Armate italiane. Queste sono divise in Esercito, Marina, Aviazione e Carabinieri, e non è una novità. 

La novità è il profondo cambiamento di struttura a cui sono state sottoposte; anzi si può dire che la loro struttura sia in continuo divenire. Le ragioni di questo cambiamento sono strategiche, dipendono dal mutamento dei compiti delle nostre Forze Armate. 

Durante la guerra fredda il loro compito era di partecipare alla difesa dell’Europa occidentale da un eventuale attacco dall’Est, in uno scenario di guerra generalizzata, cercando di frenare e ritardare le forze del Patto di Varsavia (presumibilmente ungheresi e romene) in Friuli e Veneto; sarebbe stato un fronte secondario, quello principale era previsto in Germania. 

Era un compito che richiedeva un certa massa ed era di natura esclusivamente difensiva. Con la fine della guerra fredda lo scenario è cambiato: il compito principale delle Forze Armate resta la difesa del territorio nazionale, ma da pericoli più circoscritti. Sono poi ipotizzabili interventi mirati per difendere gli interessi nazionali fuori del territorio nazionale, per impedire il verificarsi di situazioni pericolose e lesive della nostra sicurezza. A queste si aggiungono operazioni sotto l’egida di organizzazioni sovranazionali(ONU, UE, NATO), in genere quelle dette di “pace keeping”. Per queste operazioni “fuori area” occorrono truppe meno numerose ma professionalmente preparate e specializzate. Si è così eliminata la leva in favore di Forze Armate composte di volontari, riducendo il numero dei militari ed aumentando la loro preparazione. Il numero dei militari italiani è diminuito, e sta ancora diminuendo (l’unica arma che è cresciuta è quella dei Carabinieri). Questi cambiamenti hanno comportato una profonda riorganizzazione e semplificazione della struttura e della catena di comando delle Forze Armate italiane. 

 

Il secondo Relatore è stato il Generale di Corpo D’Armata Marco Bertolini, che ha parlato più specificatamente delle missioni delle nostre Forze Armate “fuori area”. Queste missioni possono essere decise su richiesta e mandato dell’ONU, oppure in ambito NATO per rispondere a sfide diverse da quelle del tempo della guerra fredda. Si tratta di missioni di due tipi diversi: vi sono quelle volte a stabilizzare una situazione, con interposizione tra forze tra loro ostili e controllo del territorio per impedire lo scoppio di ostilità; e quelle volte a sottrarre un territorio al controllo da parte di forze ostili, con contrasto attivo sul campo di queste forze. Il Relatore ha parlato in particolare di quattro missioni. 

LIBANO 1982-84 – Si tratta della prima uscita di forze italiane fuori del territorio nazionale, decisa in seguito alle stragi di Sabra e Chatila, e messa in atto in collaborazione con forze americane, francesi ed inglesi. L’area di responsabilità affidata alle forze italiane era piccola ma complessa da gestire, in una situazione di equilibrio instabile. L’operazione fu portata avanti con un ostentato afflato pacificatore; prevedeva pattugliamenti e sminamenti. 

SOMALIA 1992-94 – Alla caduta di Siad Barre nel dicembre 1991, la Somalia cadde nell’anarchia e nel caos, con conseguente fuga degli occidentali. L’intervento dell’Italia fu richiesto e avvenne con mandato dell’ONU. L’Italia inviò paracadutisti, non solo nelle città ma anche al di fuori di queste. Il caos era totale, con autorità locali inesistenti. Le forze ita-liane ebbero compiti di interposizione tra le forze dei vari signori della guerra locali, di pat-tugliamento, di operazioni umanitarie. In molti casi fu necessario combattere e ci furono dei caduti. Le truppe italiane in Somalia erano costituite da soldati di leva e diedero buona prova di sé. Vi fu un forte coinvolgimento emotivo, data la passata presenza dell’Italia in quel paese, ed il ricordo che di essa era ancora presente tra la popolazione. 

BALCANI 1995-98 – Quando si verificò lo sfaldamento della Yugoslavia e la sua frantumazione secondo linee etniche, culturali e religiose, si creò una emergenza umanitaria; in particolare in Bosnia la comunità mussulmana si trovò a rischio di sopravvivenza. La NATO in questa area è intervenuta sostanzialmente a supporto dell’entità croato-mussulmana. In seguito, stabilizzata in qualche modo la Bosnia, è sorta la questione del Kosovo. Scomparso il muro di Berlino, ne sono sorti due nuovi, in Bosnia e in Kosovo. L’Italia non poteva disinteressarsi della situazione nei Balcani, così vicini. In questa situazione complessa i compiti delle forze italiane sono stati e sono compiti di interposizione. 

AFGANISTAN – E’ il teatro di operazioni più lontano in cui operano forze italiane; dista 5000 km dall’Italia, ma per raggiungerlo il viaggio è di 8000 km. La zona affidata agli italiani ha una ampiezza di 400 km; é un teatro difficile, con un terreno di una bellezza selvaggia ma desertico e dotato di pessime strade, il che rende difficile ogni spostamento. La massa della popolazione sta a guardare, aspettando di vedere chi vincerà. Le forze italiane hanno compiti di supporto; le attività offensive sono affidate ad altre forze della coalizione ma ,nonostante ciò, attentati e scontri armati sono frequenti. Le attività svolte dalle forze italiane riguardano: conoscenza del territorio, bonifica del territorio, controllo del territorio, sviluppo del territorio. L’obiettivo è di instaurare una normalità di vita nel territorio a loro affidato. 

Come hanno visto i media queste missioni e come ce le hanno mostrate? 

LIBANO – Sorpresa per la novità, colore, l’aspetto militare non al centro dell’attenzione. 

SOMALIA – Cronisti non specializzati, colore, la novità che i soldati hanno combattuto. 

BALCANI – Specialisti, la scoperta che esistono una politica estera ed una politica militare. 

AFGANISTAN – Rimangono nel modo di presentare le cose alcuni pregiudizi: quanto siamo buoni (vecchio stereotipo; forse saremo buoni, ma siamo anche bravi e capaci di combattere); per loro la vita vale meno (non è vero, per loro la vita vale esattamente come per noi); non soffrono come noi (non è vero, soffrono come noi anche loro); noi coraggiosi e solidali, loro fanatici (anch’essi hanno le loro convinzioni, e sono buoni combattenti); ma come si vestono (è l’abitudine che ci fa trovare normali solo le cose come sono da noi) . 

 

In conclusione possiamo dire che il passaggio dalla coscrizione al volontariato ha esaltato il valore della professionalità, ha sostituito ad un generico “dovere” un più motivato “servizio”. I nostri soldati rappresentano degnamente l’Italia nel mondo. Sono alfieri di italianità e simbolo di indipendenza; perché, come ha tenuto ad affermare il Relatore, “un paese senza Forze Armate è soltanto una società, non una patria”. 

 

Il tradizionale scambio dei gagliardetti ha concluso l’interessante serata. 

 

Fabio Sigovini