a13092 POMPEO MAGNO

 

 

Pompeo nasce nel 106 a.C. in una delle più importanti famiglie del Piceno, il cui nome deriva dal mestiere del capostipite, suonatore di flauto nelle cerimonie religiose. Nel corso del tempo i Pompei erano diventati molto ricchi, erano i latifondisti più importanti del Piceno. Il padre è Gneo Pompeo Strabone,che agevolato dalla ricchezza e dai molti clientes occupa importanti magistrature, fino al consolato (89 a.C.). E’ il più importante generale della guerra sociale, in cui combattono anche Mario e Silla. A lui sideve la presa di Ascoli; nelle sue legioni militano il figlio Pompeo, Cicerone e Catilina.Da console Strabone concede il diritto latino alle comunità della Gallia Cisalpina, il che lo fa etichettarecome popularis.

Il nostro Pompeo entra in politica molto giovane, aiutato dalla sua condizione sociale. Fisicamente,

a quanto appare da statue e monete che lo raffigurano, ha lineamenti da contadino, tozzi e marcati;

sembra un mediatore di granaglie o di bestiame. Ma questa impressione di rozzezza viene smentita

dalle testimonianze letterarie. Dice Plutarco: “L’aspetto parlava in suo favore prima ancora che aprisse bocca. La dolcezza dei suoi lineamenti esaltava una dignità tenera e grave ed esprimeva la maestàdel suo temperamento.” Analoghe espressioni ha per lui Valerio Massimo. Evidentemente era dotato di rilevanti doti di spirito, nonostante una scarsa formazione sc

olastica. In politica già a 18 anni, si trova a vivere una dei periodi più turbolenti della repubblica romana.

Nell’88 a.C. Silla viene nominato console, ed opera decisamente a favore dei conservatori. Nell’87

a.C. come proconsole Silla viene incaricato dal senato della guerra contro Mitridate, re del Ponto, che si espandeva in Anatolia ed aveva massacrato 80.000 Italici.

Segue un periodo agitato e confuso (Silla lascia Roma; gli viene tolto il comando che viene dato a Mario; Silla ritorna a Roma; Mario lascia Roma; Silla parte per la guerra a Mitridate; Cinna console nell’87 a.C. minaccia Roma con le sue bande; il senato chiama in aiuto Strabone, ma questi muore di pestee le sue tre legioni si sciolgono; Pompeo si propone a Cinna ma viene rifiutato; ritorna Mario e iniziano le proscrizioni, (morte di Mario). Intanto Pompeo viene accusato di furto a danno dell’erario. Il giudice Antistio che lo giudica

(e che ha una figlia in età da marito) simpatizza per lui e lo aiuta in tutti i modi.

Pompeo viene assolto e sposa Antistia, la figlia del giudice.

Pompeo ha capito che ormai si fa politica solo con un esercito a disposizione, ed a sue spese leva tre legioni dalle sue terre e clientele e marcia incontro a Silla che, vinto Mitridate, sta ritornando a Roma (82 a.C.). Sbarcato a Brindisi Silla risale verso Roma e si trova davanti 40.000 Sanniti; li vince nella battaglia di Porta Collina. I tre gruppi di legioni del nord, al comando di Carrina, Damasippo e Celio, affrontano Pompeo, ma egli, con straordinaria abilita tattica, li divide e li batte separatamente.

Questo suo successo consolida nell’opinione pubblica romana il mito della sua abilità militare. Nel suo incontro con Silla, questi lo chiama imperator, e lui si trova suo malgrado ad essere il braccio armato della restaurazione di Silla, che gli affida il compito di eliminare ogni sacca di resistenza in Italia, Sicilia ed Africa. Pompeo assolve il compito con rara efficienza, facendo un uso magistrale della flotta, meritandosi l’epiteto di adulescentulus carnifex.

Al ritorno in Italia riceve accoglienze trionfali. L’alta opinione che ha di se lo induce a chiedere a Silla il trionfo, che poteva essere concesso solo per vittorie contro nemici non romani. Silla glielo concede e gli offre anche in moglie la figliastra Emilia. Pompeo accetta; poi, morta Emilia di parto, sposa nello stesso anno (79 a.C.) Mucia Tertia, dell’influente clan dei Metelli.

 

Nel 78 a.C. Silla si ritira, e pochi mesi dopo muore. Sono consoli quell’anno Catulo e Lepido. Lepido fa proposte di puro populismo, e pretende la reiterazione del consolato per il 77 a.C. a dispetto delle leggi.

Al rifiuto del senato arruola soldati nella Cisalpina e marcia su Roma. Il senato gli invia contro l’altro console, Catulo, che chiede ed ottiene di avere Pompeo come suo legato. Lepido viene sconfitto da Catulo e fugge in Sardegna, dove viene ucciso. Intanto Pompeo disperde nella Cisalpina la parte delle truppe di Lepido comandate da Giunio Bruto (battaglia di Modena). A questo punto il senato invia Pompeo in Spagna in aiuto al proconsole Metello Pio, che non riesce a por fine alla ribellione di Sertorio.

Sertorio, un soldato valoroso ed abile, essendo stato proscritto da Silla, si era rifugiato in Spagna unendosi ai Celtiberi in rivolta, e ne era divenuto il capo. Pompeo, inviato contro di lui, subisce una sonora sconfitta presso Sagunto. Le operazioni si trascinano per cinque anni, fino a quando Sertorio viene assassinato.

La sua corrispondenza segreta cade nelle mani di Pompeo, che la distrugge.

Negli anni di Spagna Pompeo governa con moderazione ed equilibrio. Si crea molti clienti con favori personali e concessioni. Fonda la città di Pamplona e fa stanziare in una nuova città i soldati arresi di Sertorio. Al rientro in Italia si scontra con le bande in fuga di Spartaco, sconfitto da Crasso, e le distrugge.

Il ritorno trionfale lo spinge a chiedere il consolato, sebbene non abbia avuto precedenti magistrature ne’ l’età canonica (42 anni). E’ accampato presso Roma, ed il senato intimorito glielo concede. E’ console nel 70 a.C., ma alla scadenza del mandato rifiuta il proconsolato e rimane a Roma per curare la sua immagine pubblica. Così quando nel 67 a.C. il senato decide di agire contro la pirateria, il tribuno Gabinio propone di affidate il compito a Pompeo concedendogli l’imperium infinitum, cioè i pieni poteri, per tre anni.

La pirateria nel Mediterraneo era diventata un problema, perché Roma aveva eliminato tutte le altre

potenze marittime, ed aveva anche ridotto la sua flotta, non avendo più nemici sul mare. Così i pirati non avevano chi li potesse contrastare efficacemente. Numerose spedizioni contro i pirati erano state inconcludenti.

A Pompeo vengono dati mezzi imponenti: 500 navi da battaglia; 1000 navi onerarie; 120.000 soldati; 5000 cavalieri e 24 legati; finanziamento di 6.000 talenti; facoltà di disporre di ciò che serve in tutte le provincie interessate.

Pompeo dà prova delle sue capacità di organizzatore; pianifica attacchi simultanei ai covi dei pirati (erano soliti spostarsi da un covo all’altro, quando assaliti), ed in tre mesi conclude vittoriosamente la campagna.

Ma a questo punto non abbandona il comando; ottiene di affiancare il console Gabrione nella guerra contro Mitridate, che sconfigge ripetutamente. Alla fine il re del Ponto, abbandonato e tradito dai suoi, si suicida.

Nel 64 a.C. convoca una conferenza ad Amiso per dare una sistemazione all’Anatolia ed all’alta Mesopotamia.

Definisce i vari territori ed assegna il potere ad uomini a lui legati, creandosi una vasta rete

di clienti. Sceso fino in Giudea riorganizza anche questa regione.

Rientra a Roma nel 62 a.C. dopo aver congedato le legioni, e viene accolto come un trionfatore. Chiede al senato la ratifica dei provvedimenti presi in oriente e la distribuzione di terre ai legionari congedati, ma non le ottiene. Deluso, si accorda nel 60 a.C. con Cesare e Crasso (primo triumvirato).

Il patto è il seguente: Pompeo appoggerà Cesare per ottenergli il consolato nel 59 a.C.; Cesare da console farà approvare la sistemazione dell’oriente; Crasso convincerà gli equites per la distribuzione delle terre ai veterani di Pompeo.

Una volta console, Cesare mantiene i patti, e dà sua figlia Giulia in moglie a Pompeo; ottiene per il 58 a.C. il proconsolato per la Gallia e per la regione Illirica.

Mentre Cesare è in Gallia Pompeo si avvicina agli ottimati, preoccupato per il crescente potere di

Cesare e per il caos creato in Roma dalle bande contrapposte di Milone e di Clodio. Per contrastare

questo avvicinamento Cesare ritorna in Italia e stipula un nuovo patto con Pompeo e Crasso (secondo triumvirato).

Il patto è il seguente: Cesare avrà di nuovo il proconsolato in Gallia per 5 anni; Pompeo e Crasso saranno consoli nel 55 a.C., e dopo avranno il proconsolato in Spagne e in Siria, con facoltà di arruolare legioni e fare guerra a loro giudizio personale. Nel 54 a.C. Crasso va in Siria e inizia la campagna contro i Parti, mentre Pompeo resta a Roma con la scusa delle cattiva salute della moglie. Giulia muore e Pompeo si schiera con decisione dalla parte del senato.

Nel 53 a.C. Crasso è sconfitto dai Parti a Carre e muore. Pompeo viene nominato console unico. Cesare chiede di potersi candidare al consolato per il 48 a.C. in absentia, ma il senato rifiuta. Allora Cesare propone che lui e Pompeo depongano l’imperium e sciolgano entrambi le legioni; avuto un rifiuto, passa in armi il Rubicone.

Il senato si rimette a Pompeo dandogli i pieni poteri.

Pompeo decide di lasciare l’Italia con tutte le forze di cui dispone e di trasferirsi a Durazzo. Il suo carattere metodico, razionale e prudente lo rende incerto e confuso di fronte all’improvvisazione e alla rapidità di decisione di Cesare; si deve riorganizzare, ed ha bisogno di tempo. Inoltre l’oriente é un suo punto di forza per la vasta rete di clientele. Per tutto l’anno 49 a.C. si rafforza e consolida a Durazzo, arrivando a disporre di 9 legioni. Nel frattempo Cesare costringe alla resa i luogotenenti di Pompeo in Spagna.

Nel 48 a.C. Cesare sbarca a Durazzo eludendo la flotta di Pompeo. Assedia Pompeo, ma resta senza

viveri. Un contrattacco di Pompeo gli costa caro; ma Pompeo non insiste nell’attacco e perde l’occasione di una vittoria. Cesare è in difficoltà e si ritira verso l’interno per approvvigionarsi; Pompeo gli va dietro. Il 6 giugno del 48 a.C., confidando nella superiorità delle sue forze, in particolare della cavalleria, Pompeo affronta Cesare in battaglia a Farsalo. Ma Cesare riesce a neutralizzare la cavalleria avversaria e Pompeo viene sconfitto.

Fugge a Mitilene e poi in Egitto, ma il re Tolomeo, che doveva a lui il regno, lo fa uccidere, e manda la sua testa a Cesare. Un servo brucia il suo corpo.

Così finì Pompeo.

Fu fedele alle istituzioni della repubblica e cercò di preservarle, ma lo possiamo definire il primo “imperatore” di Roma perché raggiunse in un certo periodo un potere da imperatore ed operò da imperatore quando provvide autonomamente alla sistemazione dell’oriente (anche se poi cercò l’avallo del senato). Fu un grande organizzatore e pianificatore, non un brillante condottiero.

Nessuno più di lui ha avuto il potere di mutare la storia. Nessuno meno di lui ha riflettuto sulle ragioni che imponevano il cambiamento.

Ma l’insieme delle sue azioni è così importante che esse parlano per lui: in qualche modo prefigurano il futuro. E ricordiamo che la sua sistemazione dell’oriente durò per secoli senza apprezzabili cambiamenti.