a0207 L’UOMO NELLO SPAZIO

L’UOMO NELLO SPAZIO E L’ESPERIENZA

NELLA STAZIONE SPAZIALE RUSSA “SOYUZ”

Relatore il Cosmo-astronauta Roberto Vittori

 

Serata eccezionale; Interclub plurimo, tanti Ospiti e un relatore straordinario.

 

Il Presidente Nico Speranza, nel rivolgere a tutti il il saluto di benvenuto, sottolinea l’eccezionalità della serata, non solo per la quantità delle persone presenti (duecentoventi) – che è segno dell’interesse e del significato di questo Interclub, ma soprattutto per lo spirito festoso e di grande cordialità subito manifestatosi tra i soci (e loro gentili signore) dei R.C. Padova Est, Roma Eur e Padova Euganea (guidati dai loro Presidenti, Omero Prampolini e Giorgio Fornasiero), ai quali si è unita una nutrita rappresentanza del R.C. Padova e (con il Presidente Gianfranco Leandro) di quello di Camposampiero. Moltissimi gli Ospiti, tra i quali il Gen. Div. Roberto Santini, Comandante Regione Carabinieri Veneto, il Gen. B. Dante Angrisani, Comandante della Prima Brigata Aerea, il Questore di Padova dott. Rodolfo Poli, l’Assessore Dott. Ezio Salvetti in ufficiale rappresentanza del Comune di Padova, i Past Governor Pietro Centanini e Franco Carcereri, il Segretario Distrettuale Luciano Kullowitz. E’ presente, con un ruolo di centralità nel programma della serata, il Gen.S.A. Ennio Pampena, Sottocapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, ma per il mondo rotariano egli è Ennio, amico e socio (del Club Padova Est), affiancato dalla moglie, la tenera e affettuosa Laura. Serata eccezionale, dice Nico, anche per la straordinarietà del relatore, il Cosmonauta italiano, Ten. Col. Pilota Roberto Vittori, protagonista della notissima missione internazionale della Stazione Spaziale russa Soyuz.

Saluto e introduzione di Ennio Pampena, Sottocapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare,ma soprattutto amico e socio rotariano Il Sottocapo di Stato Maggiore Gen. S.A. Ennio Pampena,porge il saluto dell’Aeronautica Militare alle amiche e amici rotariani, agli Ospiti, alle autorità militari e civili presenti e, con la sintesi e l’efficacia che lo contraddistinguono, parla, rendendo ancor più suggestivo il discorso con la proiezione di diapositive, degli aviogetti dell’Aeronautica italiana, dellarelativa organizzazione, dell’addestramento dei piloti, dei programmi attuati e di quelli futuri, parla dello spazio, delle scoperte che man mano si compiono a livello internazionale grazie alla cooperazione tra Stati, dei grandi benefici che lo spazio può dare al benessere dell’umanità, se pacificamente utilizzato. Dal punto di vista militare, l’Italia dispone di un “Centro Interforze di Telerilevamento” localizzato a Pratica di Mare, una struttura che fornisce prodotti di grande utilità e di qualità, ottenuti grazie a satelliti spaziali. Ne è esempio il Planetario (nella serata distribuito a tutti i presenti), realizzato con foto scattate a 900 chilometri di quota.

Nel presentare il Cosmonauta Roberto Vittori, attualmente anche alle sue dipendenze, il Gen. Pampena ne descrive innanzitutto le eccezionali qualità umane, culturali e scientifiche, riconosciute all’interessante personaggio a livello internazionale e di cui gli italiani devono essere orgogliosi. Per rendersi conto dell’importanza di questo esploratore e studioso del cosmo, è sufficiente considerare

che per avere il piacere della sua presenza a Padova è stato necessario chiedere ed attendere il placet dell’Agenzia dello Spazio Italiana ed Europea, nonchè varie autorizzazioni da organismi di Parigi, di Bonn, di Houston. Il nulla-osta più difficile ad ottenersi, ha detto il Gen. Pampena, per sottolineare simpaticamente il volto umano del Cosmonauta, è stato quello della giovane moglie Valeria che vive ad Houston.

 Chi è Roberto Vittori?

Il Cosmo-astronauta Ten. Col. Roberto Vittori è nato nel 1964, è sposato e ha due figli. Conseguita la maturità nel 1983, compie alcuni anni di studio presso la Facoltà di Fisica dell’Università di Perugia e poi frequenta, negli anni 1985-1989, i Corsi dell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Nel 1990 consegue il brevetto di Pilota militare presso la Base Reese AFB, nel Texas. Nel 1995 diventa Collaudatore Sperimentatore e nel 1997, dopo aver frequentato il Corso “Gligth Safety Officer” nella Base di Kirtland, negli USA, acquisisce la qualifica di Ufficiale per la Sicurezza del Volo. Matura grande esperienza di volo pilotando per oltre 1500 ore una vasta gamma di aeromobili italiani ed esteri. Col tempo il suo curriculum si arricchisce a seguito di numerosi incarichi sempre più impegnativi e prestigiosi.  Nel 1998 partecipa con successo alla selezione per candidati astronauti indetta dall’AgenziaSpaziale Italiana. Frequenta il Corso NASA, e immediatamente dopo è ammesso a far parte del Corpo Astronauti Europa (ESA). Dall’agosto del 2000, al termine dei due anni di addestramento presso il Centro NASA di Houston, diventa Mission Specialist, ovvero astronauta professionista. Nell’agosto del 2001 è assegnato alla missione Souyz TM-34, progettata per l’aprile 2002, con il ruolo di Fligth Engineer. Per nove mesi resta confinato a Star City, nei pressi di Mosca, dove è ubicato il Centro spaziale russo.

Considerata la ancor giovane età del Vittori ed i prossimi impegni internazionali in cui è coinvolto, il curriculum sinteticamente descritto deve ritenersi ancora all’inizio.

 

Straordinaria avventura nel cosmo raccontata dal protagonista.

Dopo la cena conviviale, in un’atmosfera manifestamente gioiosa, di grande buonumore, il Presidente Nico Speranza invita Roberto Vittori a parlare delle sue meravigliose esperienza nello spazio.

“Nelle migliori tradizioni, esordisce il Cosmonauta, alquanto imbarazzato, all’atto in cui l’attenzione si concentra sullo speaker, nel nostro caso l’Astronauta, le luci si spengono e puntualmente il proiettore non funziona, cosa che succede anche questa sera”.

Con un immediato intervento tecnico, il proiettore comincia a riflettere le immagini sullo schermo e Vittori avvia la sua relazione descrivendo, col supporto appunto delle immagini, la Stazione Spaziale Internazionale Soyuz, in senso operativo denominata Stazione Orbitante, nella diapositiva rappresentata “artisticamente”, dice Vittori, perché in realtà, ad oggi, solamente una parte della complessa struttura è stata costruita, per cui con l’immaginazione, basata sulle conoscenze tecnico-scientifiche, la sua raffigurazione appare completa nella diapositiva.

 Il più grande progetto di collaborazione internazionale. La partecipazione italiana

 

Quello della Stazione Spaziale Soyuz è definito il più grande progetto di collaborazione internazionale mai realizzato. I partners principali sono Stati Uniti e Russia; l’Europa “partecipa” insieme a Canada e Giappone. L’Italia è parte della Stazione tramite l’Europa. L’Agenzia Spaziale Europea dispone in questo momento di 16 Astronauti, di cui il Vittori fa parte. La Stazione Spaziale è un laboratorio per la ricerca, un punto di riferimento privilegiato, unico, per due motivi: perché è collocato fuori dell’atmosfera; ed inoltre perché in essa si determina microgravità. La microgravità è una condizione particolarissima, è un “mondo magico” dove nulla cade e tutto galleggia. I bambini si divertirebbero moltissimo.

 Microgravità e problemi psico-fisici dell’Astronauta

La microgravità è una condizione strana per l’uomo, il quale è fisicamente e psicologicamente abituato alla forza di gravità della Terra. Nel momento in cui esce dall’atmosfera e va a vivere ed a lavorare in un ambiente caratterizzato da microgravità, l’uomo si trasforma e diventa qualcosa di mezzo tra un uccello e un pesce. Deve nuotare come un pesce, ma senza le pinne, deve volare come un uccello, ma senza le ali. Nonostante ciò, l’uomo si muove e questo da un punto di vista medico rappresenta un fatto interessantissimo.

 Processo di invecchiamento precoce dell’uomo nello spazio

L’Astronauta che vive per lunghi periodi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale è come sottoposto ad un processo di invecchiamento artificiale accelerato.Vi sono esempi particolarmente evidenti che vengono dal mondo russo, il quale vanta una grande esperienza nel campo dell’esplorazione umana nello spazio.

 

Astronauti e osteoporosi

 

L’Astronauta che ritorna sulla Terra dopo un periodo di mesi vissuti in condizioni di microgravità, è a rischio di fratture spontanee causate dall’Osteoporosi sviluppatasi durante la permanenza nello spazio. Un soggetto giovane e sano, dunque, dopo aver vissuto nello spazio per mesi, ritorna sulla Terra con una serie di parametri caratteristici di un invecchiamento precoce.

Stazione Spaziale.

Un potentissimo laboratorio per molte scienze e tecniche, Come prima accennato, la Stazione opera come un laboratorio unico, solamente la fantasia può dare un limite al tipo di esperimenti che possono essere fatti sull’uomo nel campo delle scienze della vita. Per questo è nata la Stazione con il suo notevolissimo potenziale al servizio delle scienze della vita, ma in realtà per tanti altri settori di ricerca. In questo momento il costo della sua realizzazione è stimato in 60 bilioni di dollari, un investimento enorme. “Io ho il privilegio, ha detto Vittori,  di rappresentare in questo contesto l’Italia e l’Europa nella realizzazione dei programmati progetti”.

Per comprendere il suo volo nel cosmo occorre prima conoscere come il Vittori è diventato Astronauta. Ma prima di parlare di tale missione e per meglio far comprendere il proprio contributo alla stessa, il Cosmonauta ritiene utile soffermarsi brevemente sulla sua formazione e sul suo percorso scientifico e professionale. Con senso di modestia ma con orgoglio, il relatore dice di indossare con onore l’uniforme dell’Aeronautica Militare Italiana. Prima di varcare le soglie dell’Accademia di Pozzuoli viveva a Bomarzo, un paesino laziale arroccato sulla cima di un colle.

Spesso gli chiedono se da bambino avesse pensato di diventare Astronauta. Da bambino pensava a giocare a pallone con gli amici, a correre nei boschi e a fare i compiti per il giorno dopo. In quel paesino vive fino ai 18 anni, poi entra a Pozzuoli per frequentare il Corso “Euro 4”. Inizia a volare per caso: presenta due domande di ammissione come ingegnere e come pilota, convinto di avere più possibilità di riuscita professionale come ingegnere che come pilota. Quello di pilota è un mestiere particolare, è certamente il sogno di un bambino, ma appariva al Vittori  come cosa così distante che non avrebbe mai pensato di poter proprio diventare un pilota professionista . Il caso volle che il bando per la selezione per l’ammissione come pilota si concludesse prima della selezione in qualità di ingegnere.

Nel settembre del 1985 il Vittori  è impegnato nei voli a Latina quando gli è notificata la vincita della selezione a ingegnere. La scelta non è facile ma con i consigli di un esperto Istruttore decide di continuare a fare il pilota, compiendo in quella funzione graduali progressi giorno per giorno, sempre guidato dell’Aeronautica.

“Quando ho il piacere di parlare ai bambini concludo sempre dicendo che ho imparato affidandomi all’Aeronautica Militare Italiana e sempre nel convincimento che verso il futuro si va a piccoli passi”.

Il momento più importante della sua carriera è, a suo avviso, quello in cui consegue il brevetto di pilota militare, che gli consente di indossare con orgoglio l’aquila turrita. Poi la Scuola Sperimentale gli offre la possibilità di pilotare tanti velivoli con le caratteristiche più diverse, ma tutti di avanguardia, fra questi il Tornado,  la realizzazione di un sogno. Nel ‘98 diventa Astronauta: “Ma al mio posto avrebbe potuto esserci qualunque dei miei colleghi dell’Aeronautica di Pratica di Mare. Ho appurato, nel momento in cui sono arrivato a Houston, che la qualificazione e la preparazione dei piloti dell’Aeronautica Militare Italiana non hanno alcun motivo di invidiare

quelle dei nostri colleghi americani e russi”.

A questo punto il relatore-cosmonauta consegna al Gen. Pampena  una targa con una speciale dedica: la targa è intestata “Agenzia Spaziale Italiana - Agenzia Spaziale Europea”, ma secondo il Vittori , che ne ha fatto espressa annotazione alla base della targa stessa, l’intestazione dovrebbe essere: “L’Aeronautica Militare Italiana nello Spazio”.

Esperienze di un Astronauta italiano negli Stati Uniti e in Russia

 

Avvalendosi di stupende immagini che si susseguono sullo schermo, Vittori è passato a descrivere le sue realizzazioni negli Stati Uniti ed in Russia, dichiaratamente proponendosi di non dare al racconto un taglio tecnico, ma precisazioni tecnologiche con un linguaggio a tutti comprensibile e trasmettere all’uditorio delle sensazioni.  Le diapositive lo raffigurano quando era, nel ’98, ad Houston (Texas), una cittadina molto bella, ma dal clima molto umido. Ha lì comperato una tipica casetta americana; ecco i suoi bellissimi bambini sullo schermo. “Per i bambini quella cittadina è un ambiente ricco di stimoli ed essendo io continuamente in movimento, da un paese all’altro, da un continente all’altro, spesso loro mi seguono e si divertono, ma talvolta mi viene il dubbio che ciò sia eccessivo per i piccoli. Loro sono contenti di avere amichetti italiani, americani ed anche russi, però vedo anche che in certi momenti soffrono un po´ di nostalgia per l’Italia e non vedono l’ora di tornarvi quando è possibile.”

A Houston il Cosmonauta torna sui banchi di scuola, vola su tutti i velivoli più sofisticati, vive ogni tipo di esperienza nel campo della medicina e delle varie scienze, fa a scopo di formazione e di rafforzamento psicofisico escursioni in terre impervi e, scalate su pareti montane rocciose, prove di sopravvivenza in putridi acquitrini. E ciò in quanto a bordo della Stazione Spaziale Internazionale si è esposti ad ogni tipo di difficoltà; tra l’altro quasi tutto ciò che si usa proviene da un processo di riciclaggio. Tutto ciò che si usa nello spazio viene da riciclaggio: anche l’acqua che si beve, In particolare, tra le cose più essenziali, l’acqua, che viene ricavata dall’umidità. Vi sono due modalità per produrla: una parte deriva dalla produzione di energia elettrica con le celle a luce solare a bordo dello Shuttle e viene prelevata quando questa è agganciata alla Stazione. L’altra parte deriva dall’umidità riciclata dall’atmosfera interna alla Stazione: In passato, ai tempi della precedente Stazione russa Mir, venivano riciclati tutti i liquidi, anche quelli umani . Si affermava, a modo di “battuta”, che se gli Astronauti avevano il coraggio di bere l’acqua delle paludi non dovevano avere ritegno a bere l’acqua a bordo della Stazione Spaziale. La diapositiva che ora si proietta mostra un volo parabolico: la tuta arancione indossata dagli Astronauti della NASA che volano a bordo dello Shuttle li protegge durante il lancio ed il rientro. Un’altra diapositiva raffigura l’interno dello Shuttle ed è stata scattata al momento della conclusione dal periodo di esperienza americana del Vittori , protrattosi dal 1998 al 2001.

 

Accordo tra Italia e Russia per la partecipazione di un Astronauta italiano al volo della Soyuz

Nell’agosto dello stesso anno viene sottoscritto l’importante accordo tra il Ministero della Difesa, Agenzia Spaziale Italiana e l’Agenzia Spaziale Europea per fare volare un Astronauta italiano in Russia. Francesi e tedeschi hanno una lunga esperienza di lavoro con i russi, mentre per gli italiani il mondo russo nel campo dell’esplorazione umana nello spazio è stato sempre misterioso. In quell’agosto, per la prima volta, si esprime in Italia la volontà di avvicinarsi ad una realtà che sempre più si presenta con elevatissimo potenziale nel settore spaziale.

 

Astronauta italiano con tuta bianca russa: quale differenza rispetto alla tuta arancione americana?

Viene proiettata una diapositiva in cui il Vittori  appare con un’espressione da lui definita “incredula”: egli indossa la tuta bianca dei russi. Il contrasto tra l’arancione forte e visibile della tuta spaziale degli americani ed il bianco discreto della tuta russa sembra al Vittori  quasi un segno esteriore della diversità tra il mondo americano e quello russo come da lui percepiti nel periodo di permanenza nei due Paesi. Il mondo americano gli appare come lo si vede in televisione, estroverso, pieno di luci e di colori. Il mondo russo si presenta più pacato, più pratico e umile, più tranquillo. Anche i colori sono di tono più pacato. Il relatore mostra, a titolo d’esempio, una diapositiva per scattare la quale, in America, il fotografo ha impiegato più di due ore non sembrandogli le posizioni soddisfacenti e abbastanza enfatiche, non apparendogli la bandiera americana sufficientemente evidenziata con i suoi vivaci colori. In un’altra diapositiva scattata in Russia, lo stemma si intravede appena e tutto è più tranquillo e casuale. Esercizio di inserimento dell’Astronauta nella “capsula” della Stazione Spaziale

 

 Segue una diapositiva in cui appare il Cosmonauta sorridente prima di essere inserito, insieme ad altri due Cosmonauti, nella capsula Soyuz,  quella che protegge durante il rientro dalla Stazione Spaziale Internazionale. Si è nel Mar Nero, è settembre, con una temperatura esterna di circa 35 gradi. L’esercizio consiste nel togliersi la tuta bianca all’interno della capsula e nell’ indossare una “sottocombinazione”, una specie di maglione, una tuta invernale come quelle da sci, una protezione e tutta l’operazione doveva svolgersi in uno spazio limitatissimo. Alla fine dell’esercizio la temperatura all’interno della capsula supera i 55 gradi: i tre Cosmonauti rischiano la disidratazione.

Dopo Houston, l’ esperienza di Star City, nei pressi di Mosca: le differenze. A Houston l’inverno non esiste, mentre a Star City, vicino Mosca, la neve arriva ad ottobre e cade sino ad aprile, meno 30 gradi a novembre. A Houston la vita degli astronauti è dura: nel mondo russo ci sono meno confort ma, superato l’impatto iniziale, quel mondo è più caldo, vivo, vero, umano rispetto a quello americano, sempre sorridente ma meno autentico.

Un russo, un sudafricano e un italiano nell’equipaggio spaziale: i problemi di movimento.

 I tre Astronauti, il comandante russo Yuri Gidzenko,  il sudafricano Mark Shuttleworth  e Roberto Vittori , sono seguiti e scrutati. Tenuti continuamente sotto controllo da uno psicologo con oltre vent’anni di esperienza.

Nelle immagini proiettate mediante dispositive si vede l’interno della Soyuz  e ci si rende conto che gli spazi disponibili sono estremamente limitati, solo chiudendo il portellone si libera lo schermo per i controlli degli astronauti. L’esame finale, prima del volo, è molto importante e formale: una commissione di venti persone esperte valuta tutto ciò che gli Astronauti fanno.

 

La tensione dei giorni che precedono il lancio spaziale

 

 Il giorno e la sera prima il lancio, sono momenti molto difficili: gli otto mesi di addestramento presso il Gagarin Cosmonauts Training Center (GGCTC) di Star City in Russia, dall’agosto 2001 a fine marzo, sono stati impegnativi per il tipo di preparazione ed anche perché l’equipaggio in quegli otto mesi deve attuare un programma che abitualmente si attua in un anno e mezzo, peraltro senza la conoscenza della lingua russa. Anche i giorni immediatamente precedenti sono estenuanti, si rimane in quarantena, non si può avvicinare nessuno. In questa fase qualunque problema, anche un semplice raffreddore, comporterebbe la squalifica. Si è preoccupati perché c’è il timore di ammalarsi. Proprio in quei giorni Mark  è colto dall’influenza e tutti i membri dell’equipaggio sono col fiato sospeso in attesa di ciò che sarebbe accaduto. Poi va tutto bene.

 

Sulla rampa di lancio del razzo che porterà in orbita gli Astronauti della Misssione “Marco Polo”

Una diapositiva mostra la rampa di lancio del cosmodromo di Baikonur Kazakhstan, dove gli Astronauti riprendono a sorridere. Sullo sfondo il razzo che porterà i Componenti della missione “Marco Polo” in orbita: è alto più di 70 metri e la capsula che protegge gli Astronauti è in cima. Come sistema di emergenza, nel caso che qualcosa non funzioni, sotto la capsula sono collocate quattro

piccole campane che sono razzi speciali: si accendono e distaccano la parte terminale della capsula dal resto della struttura. “L’immagine più bella, dice Vittori,  è quella che mostra mia moglie Valeria  in lacrime, mi rivede dopo quasi un anno, ero praticamente sparito dalla vita sua e dei bambini”.

 

Il lancio del razzo spaziale - Aspetti umani non solo tecnici

 

L’Astronauta italiano si fa accompagnare dalla moglie. Il lancio è un avvenimento vissuto dal Vittori  in contrasto con le tradizioni russe. I russi hanno tradizioni molto forti, sono superstiziosi e di solito le mogli non accompagnano i mariti Astronauti fino al razzo, non vanno con loro sul pullman che li porta in quel punto. Il Cosmonauta italiano chiede al comandante di fare un’eccezione, gli dice che è molto importante per lui avere sua moglie accanto durante il tragitto verso il punto di lancio. Per salvare lo stile russo, il pullman è partito senza sua moglie e poi, a metà strada, dove nessuno poteva vedere, il veicolo si è fermato per far salire Valeria .

 

Salita in ascensore che porta in cima al razzo

 

Altro momento importante per l’Astronauta è quello della salita sull’ascensore che lo porta in cima al razzo. E’ il momento in cui l’addestramento e l’esercizio si traducono in pratica, in cui il sogno si avvera. All’accensione dei motori tutto vibra e il controllore scandisce in russo, istante per istante, che tutto procede regolarmente. Il rumore supera ogni intensità mai percepita. Un’esplosione la Terra si allontana: le sensazioni psicofisiche. Un’esplosione e gli Astronauti avvertono di essere sparati nell’aria, si sentono schiacciare sui loro sedili. Dopo, ancora un’esplosine che spacca fisicamente l’involucro di metallo di protezione della capsula in cui sono imbozzolati. Dall’oblò entra una vampata di luce. La prima immagine è quella della Terra che si allontana. Un’emozione incredibile. I motori si spengono e , come magicamente, si passa dal frastuono insopportabile al silenzio più profondo. All’interno della capsula le cose cominciano a galleggiare per la mancanza di gravità.

 

Vita a bordo della Soyuz: problemi tecnici e psicologici. Effetti della mancanza di gravità

 

 La Soyuz  è composta da due moduli: uno di controllo, occupato dagli Astronauti durante il lancio ed il volo, l’altro, denominato “abitativo”, leggermente più spazioso, dove si mangia, si riposa e si fa tutto il resto. Per rendersi conto della vita a bordo della Soyuz  si deve tenere conto che l’acqua non cade, proprio per la mancanza di forza di gravità e sono immaginabili quali pratiche difficoltà si incontrino per fare qualsiasi cosa. Una diapositiva mostra la cucina con la tavola imbandita, che è un semplice piano con dei contenitori legati da cinghie per evitare che tutto galleggi. I russi usano molto cibi in scatola, come ad esempio il tonno, mentre gli americani utilizzano cibi parzialmente o totalmente disidratati. Un’altra diapositiva raffigura il Vittori  nella capsula con accanto la ranocchia verde e due modellini di aerei datigli dai figli Edoardo  e Davide  come portafortuna; intorno i pannelli di comando: uno è l’interfaccia degli Astronauti con il computer di bordo e l’altro, con una serie infinita di pulsanti con i quali l’ingegnere di bordo, che è appunto il Vittori,  controlla la Soyuz.

 

Arrivo della Soyuz alla Stazione Spaziale, casa “orbitante” nel cosmo

 

Finalmente la Soyuz  arriva a destinazione e si aggancia alla casa nel cosmo, la Stazione Spaziale Internazionale. Il centro di controllo di Mosca segue istante per istante tutto ciò che avviene nello spazio a 300 chilometri di distanza dalla Terra. I tre Astronauti entrano nella Stazione dove sono accolti dagli altri tre, un russo e due americani che vi abitano. Gli ospiti sono rimasti per otto giorni a bordo della Stazione, gli altri, i padroni di casa, per sei mesi. Le missioni che comportano la permanenza di tecnici nello spazio per lungo periodo sono molto importanti dal punto di vista scientifico. E’ auspicabile che l’Italia, in futuro, si adoperi per essere ammessa ancora a partecipare a questo tipo di missione, anche se non sarà facile ottenere questo risultato. Malgrado non sia facile né fisicamente piacevole vivere per sei mesi in quelle condizioni, per Vittori  sarebbe un piacere ed un onore rappresentare l’Italia in ulteriori imprese del genere. Vivere per sei mesi in microgravità significa affrontare problemi di enorme complessità: la Stazione dispone di sistemi che consentono all’uomo di sopravvivere, ma la qualità della vita è estremamente difficile.

 

Fenomeni interessanti il fisico e le attività fisiologiche degli Astronauti

 

Tra l’altro, il flusso dei materiali fluidi al volto dà luogo a strani fenomeni: il volto è costantemente gonfio e arrossato. Non è agevole mangiare e dormire e vi sono Astronauti che non riescono ad abituarsi per settimane al ritmo sonno-veglia a bordo della Stazione.La Terra vista dallo spazio: è di una bellezza indescrivibile. Le immagini che si possono vedere e fotografare dall’oblò della Stazione sono eccezionali. La Terra, quando il sole è alle spalle, appare di una bellezza indescrivibile. E così gli altri pianeti.

 

Ancora notazioni sulla microgravità: tutto è sospeso nell’aria, anche ciò che si mangia e si beve.

La stazione spaziale è costituita da vari ambienti, per il lavoro di tutto l’equipaggio, per fare sport e per dormire. La vita è strana dove tutto galleggia nell’aria senza gravità. Ci si lava i capelli con shampoo senz’ acqua, quando si mangia il cibo tende ad uscire dalla bocca e fluttuare nello spazio, le gocce d’acqua rimangono sospese come bolle di sapone. Quando si riposa gli arti fluttuano nello spazio come un feto nel grembo materno. Il lavoro degli Astronauti nello spazio, all’esterno della Stazione Internazionale. Impegnativo è il lavoro extraveicolare, che si compie uscendo dalla Stazione e movendosi nello spazio. In mancanza di gravità che attira i corpi verso il basso, tutto sfugge in ogni direzione, compreso il corpo dell’Astronauta.

 

 

Sgancio della Soyuz e viaggio di ritorno sulla Terra.

 

Un imprevisto prima dell’impatto con l’atmosfera. Una diapositiva mostra la Souyz  nel momento in cui si sgancia dalla Stazione Spaziale Internazionale e gli Astronauti intraprendono il viaggio di ritorno verso la Terra. Il distacco avviene alle ore 2,45. La prima parte dell’operazione di rientro è calma e tranquilla: un profondo silenzio all’interno della capsula, pochi comandi. Improvvisamente, a circa trenta minuti del previsto impatto con l’atmosfera terrestre, tutto diventa estremamente dinamico all’interno della capsula. Ad una distanza di 150 chilometri dalla superficie terrestre, (un aereo in volo naviga ad una quindicina di chilometri di altezza), un’esplosione provoca la spaccatura fisica della Soyuz,  che è composta da un modulo centrale e da altri moduli. Cariche esplosive separano la parte centrale di comando, con all’interno gli Astronauti, da strutture che ormai non servono più. Dall’oblò si vedono pezzi che volano. Si sapeva che sarebbe avvenuta la separazione, studiata teoricamente, ma vivere in concreto questa vicenda nella capsula è un’emozione intensa.

Intercettazione dell’atmosfera terrestre: il passaggio dalla microgravità alla gravità. Con l’intercettazione dell’atmosfera si sprigiona una forte azione frenante e l’oblò diventa incandescente, sulla superficie della capsula si forma uno strato di plasma che causa profonde bruciature dovute allo sprigionamento di altissime temperature, dell’ordine di migliaia di gradi. All’interno gli Astronauti sono assoggettati a fortissime pressioni che fanno sentire il corpo come pesasse quattro volte tanto. E’ una condizione fisica e psicologica di enorme disagio, questo tipo di accelerazioni per un pilota è normale, ma gli Astronauti provengono da una condizione caratterizzata da microgravità, dove si galleggia e il passaggio immediato alla dimensione di gravità provoca grande difficoltà.

Si apre il paracadute: l’impatto con il suolo. L’improvvisa apertura del paracadute determina un movimento randomico della capsula che all’interno dà luogo ad un estremo disorientamento. L’impatto finale con il suolo è molto forte, corrisponde ad un incidente di macchina a circa 50 chilometri l’ora. Per fortuna gli ammortizzatori dei sedili funzionano a perfezione e tutto nella sostanza procede bene, a parte la paura, anzi la sorpresa per usare un termine tecnicamente appropriato per un Astronauta. Il sorriso che illumina i volti degli esploratori dello spazio, in una diapositiva scattata da una giornalista a terra, esprime l’intensità del loro stato d’animo.

 

 

Quarant’anni or sono Yuri Gagarin e subito dopo gli americani

 

Quarant’anni or sono Yuri Gagarin  è stato il primo essere umano uscito dall’atmosfera. Subito dopo gli americani, in forte antagonismo con i russi, lanciano il programma Apollo .Entro gli anni sessanta un americano mette i piedi sulla Luna. Ora, lo Shuttle è diventato il “camion” per gli Astronauti. Infine la Stazione Spaziale Internazionale. Quale futuro nel rapporto tra uomo e spazio? La Luna e Marte. Qual’è il futuro del rapporto tra uomo (vale a dire: tra umanità ) e spazio? Difficile dirlo. La Luna è vicina, a 384 mila chilometri dalla Terra e considerato che la velocità orbitale della Stazione Spaziale è di 27 mila chilometri, tecnicamente la Luna deve ritenersi a poche ore di distanza-viaggio. Circa il pianeta rosso, Marte, è fuori discussione che con la sua atmosfera di anidride carbonica, pari ad un centesimo di quella esistente sulla Terra, ma comunque esistente, certamente si presta in un futuro non troppo lontano ad ospitare colonie umane. Il problema tecnologico ed il sistema propulsivo per arrivare su Marte sono già disponibili, il viaggio avrebbe la durata di sei mesi. La NASA ha messo a punto un progetto in base al quale il tempo di volo per Marte sarebbe dimezzato. Sarà possibile vedere camminare uomini su Marte entro i prossimi 40 anni.

(Sono proiettate diapositive con immagini di galassie, nascita e morte di stelle). Le risorse della Terra non sono infinite. Reale consistenza dell’atmosfera: consapevolezza e responsabilità. La Stazione Spaziale Internazionale è un punto di osservazione privilegiato per noi. Dagli oblò della Stazione la microgravità offre la possibilità di vedere fenomeni della Terra da una prospettiva speciale. Se dalla Terra si guarda verso l’alto, il cielo sembra infinito, le risorse della terrestri appaiono illimitate. Ma è un’illusione, le risorse di cui disponiamo sono l imitate. Osservando di notte la Terra dalla Stazione Spaziale essa appare nera, la superficie terrestre è avvolta da una nebbiolina che è l’atmosfera, quel sottile strato di nebbiolina indica la reale consistenza dell’atmosfera di cui l’umanità dispone. Questa conoscenza deve trasformarsi in responsabilità al fine di proteggere le risorse vitali del pianeta. Appare, per questo e per altri numerosi aspetti, l’importanza della Stazione, che fornisce su base scientifica la consapevolezza di ciò che siamo, della condizione in cui viviamo e indica quindi i comportamenti responsabili dell’uomo e degli Stati.

 

( Fine della relazione: lunghi e calorosi applausi) 

 

Nico Speranza  a Roberto Vittori:  “Mi hai dato la possibilità di confermare che questa è una serata fantastica, straordinaria.! Sei bravissimo, è anche poco dire che sei bravissimo. Sei bravissimo per quello che hai fatto, per quello che hai detto e per come lo hai detto. E non solo per gli aspetti scientifici, tecnologici, di strategie progettuali e organizzative; ma anche e soprattutto per i profili umani che sono stati da tutti percepiti come segno della tua sensibilità”.

 

Dopo un’interessante serie di domande da parte di numerosi presenti, seguite dalle risposte del Vittori,  il Presidente del R.C.Padova Est consegna al Cosmonauta, a titolo simbolico, un quadro con litografia del pittore Tono Zancanaro,  unitamente ad una pubblicazione monografica delle relative opere, quale Artista più di ogni altro rappresentativo della sensibilità e della cultura dei Padovani, per nascita e per elezione. Vittori  risponde: “E’ stato per me un onore essere stato invitato e La ringrazio per avermi dato la possibilità di venire in questa bella città e tra persone cordialissime.che mi hanno seguito, per la loro cultura e sensibilità, con interesse. Anch’io vorrei darLe un ricordo, consegno una targa a Lei intestata, con immagini fotografiche che ricordano la missione Marco Polo.”

 

Il Presidente Nico Speranza  ringrazia ancora una volta Ennio Pampena  per il suo determinante contributo alla serata. Consegna al Cosmonauta del Sigillo della Città di Padova. In rappresentanza ufficiale del Comune di Padova, l’Assessore Ezio Salvetti,  a ciò formalmente delegato dal Sindaco, a Roma per impegni istituzionali, indossa la fascia tricolore e consegna al Vittori , dopo avergli rivolto espressioni di stima e di apprezzamento, il Sigillo della Città di Padova.

 

Calorosissimi reciproci ringraziamenti tra i Presidenti dei quattro Rotary Club, Padova Est, Roma Eur, Padova Euganea, Camposampiero e vicendevoli scambi di doni simbolici (interessanti libri).

 

Nico Speranza,  col tradizionale tocco della campana, dichiara conclusa la serata. Ma per il diffuso clima di interesse, di cordialità e di festosa amicizia, quasi tutti restano per non poco tempo in viva conversazione nel salone della conviviale.