a12081 LA POTENZA NAVALE ROMANA

 

Il nostro Socio Roberto Masciotti in questa conviviale ci ha parlato della “Potenza navale romana dalla Repubblica all’Impero”. 

Quando si pensa dell’antica Roma vengono subito in mente le sue legioni e le tante battaglie terrestri da esse combattute, ma a volte non si dà il giusto peso al ruolo delle flotte di Roma nei conflitti che la coinvolsero nella sua lunga storia. 

Lo scenario su cui a poco a poco si impose il potere navale romano fu il Mediterraneo. Roma, quando proiettò la sua potenza sul mare, non riempì un vuoto, ma si fece largo tra le varie potenze che allora lo dominavano. 

Già dal IV millennio a.C. gli Egiziani solcavano il Mediterraneo. Verso la metà del II millennio i Fenici ed i Greci si affermarono come i migliori costruttori di navi; i loro abili “maestri d’ascia” costruivano navi a scafo portante usando legni di tipo diverso. 

Comparvero le triacontore e le pentecontore (le navi della guerra di Troia: 1200 a.C.). Poi nel VIII secolo a.C. nacque la trireme ateniese, che dominerà la scena per diversi secoli. Era una nave agile e veloce, ma fragile e dotata di poca autonomia (poteva imbarcare circa 200 tra rematori ed equipaggio, e le provviste imbarcabili potevano durare solo un paio di giorni). Aveva una vela che serviva solo per i trasferimenti, perché in battaglia si usavano solo i remi; i rematori erano dei professionisti, dalla loro bravura e dal loro affiatamento dipendeva il buon esito delle manovre. 

Anche i fenici ed i punici adottarono la trireme, con qualche variante costruttiva. Nel Mediterraneo orientale vi furono evoluzioni nel senso di un gigantismo delle navi, diventate basi galleggianti per macchine belliche.

Tra il V ed il IV secolo a.C. i Cartaginesi inventarono la quadrireme, subito copiata dai Siracusani. Nel 398 a.C. Dionigi il Vecchio la trasformò in quinquereme. Queste erano le navi da guerra che solcavano il Mediterraneo quando Roma si affacciò sul mare; erano navi greche, cartaginesi ed etrusche. 

Roma nasce incuneata tra le città-stato etrusche a nord e le colonie greche a sud. Controlla la foce del Tevere e deve tener libero l’accesso dal mare per poter ricevere gli approvvigionamenti di cui ha bisogno la sua popolazione in crescita. Dagli Etruschi i Romani acquisiscono la tecnologia navale, e sviluppano un notevole traffico costiero, specialmente dopo che, aggirando le colonie greche di Napoli e Cuma, si sono impadroniti di Pompei e Sorrento.

Roma entra in contatto con Cartagine; fondata la Repubblica, Roma stipula il primo trattato con Cartagine (509 a.C.). Intanto Etruschi, Greci e Cartaginesi lottano per il predominio con alterne vicende. Gli Etruschi vengono presto estromessi dalla gara (sconfitta di Cuma nel 474 a.C.); i Cartaginesi occupano Sardegna e Corsica. 

Roma importa cereali da Cuma e dalla Sicilia, con conseguente sviluppo della marineria. Nel corso del V e del IV secolo a.C. Roma si espande in Italia e arriva all’Adriatico; viene fondato il porto di Ostia. Ad un certo punto l’espansione di Roma si scontra con la presenza cartaginese: scoppia la prima guerra punica (264 a.C.). 

Cartagine controlla territori al di là del mare, e Roma avvia un intenso programma di costruzioni navali, coinvolgendo pesantemente gli alleati italici e greci. 

La spina dorsale della flotta romana è la quinquereme (e lo rimarrà per oltre quattro secoli). Lunga 57 metri, larga 9, stazza 110 t., imbarca 461 uomini (tra cui 300 rematori e 120 soldati di marina); viaggia a 5 nodi, e può raggiungere gli 8 nodi; può imbarcare provviste per 6 giorni. 

La guerra va avanti con alterne vicende, ma i Romani vincono la maggior parte degli scontri navali, cominciando da Milazzo (260 a.C.) fino a quello alle Egadi (241 a.C.); dopo quest’ultima battaglia i Cartaginesi chiedono la pace. 

Lo scontro è stato molto duro: i Romani hanno perso 700 navi, i Cartaginesi 500. I Romani occupano Sardegna e Corsica, sconfiggono Liguri e Galli, occupano la pianura padana. Ormai l’uso della flotta in appoggio alle operazioni terrestri diventa prassi consolidata. 

Quando scoppia la seconda guerra punica, Roma ha il controllo quasi totale del Mediter-raneo occidentale. Annibale, pur vittorioso in terra, è isolato e non riesce a ricevere aiuti via mare, mentre i Romani possono spostare truppe in Spagna. 

Alla fine il dominio del mare consente a Scipione di passare in Africa e di chiudere la guerra con la battaglia di Zama (202 a.C.). La seconda guerra punica non è stata solo uno scontro tra Roma e Cartagine: entrambe avevano degli alleati. 

Alla fine Roma viene coinvolta nei conflitti tra questi, e si trova quasi per forza di inerzia ad assumere il controllo di zone del Mediterraneo orientale. Inoltre, dopo la terza guerra punica, che porta alla scomparsa di Cartagine, i territori di influenza punica diventano romani. 

Dopo la seconda guerra punica Roma ha il controllo del Mediterraneo, e non ha più un nemico di rilievo sul mare; così la flotta viene notevolmente ridotta. Questo lascia spazio ai pirati, che aumentano la loro presenza costringendo Roma ad una serie di spedizioni contro di loro; ma queste guerre contro i pirati non riescono a sradicarli: assaliti in una zona i pirati si spostavano altrove. 

Si arriva così nel 67 a.C. alla Lex gabinia, con la quale si dà un mandato triennale con poteri dittatoriali a Pompeo per la soluzione del problema; si autorizza la ricostituzione della flotta con la costruzione di 500 navi. Pompeo organizza un attacco simultaneo a tutti i covi dei pirati, e chiude la campagna in 3 mesi, con 600 navi pirate distrutte, 10.000 pirati uccisi e 20.000 catturati. Alla fine Pompeo lascia una forte presenza navale romana nel Mediterraneo orientale e nel Ponto. 

Anche Cesare ricorre alle forze navali in due occasioni. 

La prima è la campagna contro i Veneti della costa atlantica della Gallia, dotati di navi robuste ma con propulsione quasi solo mediante vele di cuoio. Fatte venire dall’Italia materiali e maestranze per rinforzare la sua flotta, affronta i Veneti e li sconfigge tagliando le sartie delle loro navi. 

La seconda occasione è quella delle due spedizioni in Britannia. Nella prima attraversa la Manica e sbarca con 2 legioni, nella seconda sbarca con 5 legioni. 

Con l’esposizione della riforma di Augusto (27-23 a.C.) con la quale la presenza navale romana viene organizzata in maniera più capillare su tutti i territori dell’Impero, Roberto Masciotti conclude l’interessante carrellata su un mondo romano a noi quasi sconosciuto.