a14081 IL FIUME BACCHIGLIONE

 Il fiume Bacchiglione e la città di Padova sono due realtà strettamente connesse, che nel corso dei secoli si sono influenzate a vicenda. La struttura odierna della città e quella del fiume sono il risultato di queste mutue influenze che si sono protratte nel tempo a partire dal medioevo. 

Di questo rapporto tra Padova ed il Bacchiglione ci ha parlato, nella conviviale del 22 gennaio, lo storico padovano Claudio Grandis. 

Il Bacchiglione nasce a nord di Vicenza; l’acqua proviene dall’altopiano dei Sette Comuni, viene inghiottita dal terreno, ed affiora poi con delle risorgive che danno origine al fiume. Questo passa per Vicenza e Padova, si dirama e si riunisce, raccoglie altri corsi

corsi d’acqua. Il nucleo più antico di Padova, di circa 90 ettari, è sorto in un’ansa del fiume, che così la proteggeva da tre lati. Quando poi si costruirono o si ampliarono le mura, si continuò a sfruttare l’acqua come elemento di difesa, scavando canali che seguissero il percorso delle mura stesse. 

Oltre che per difesa, le acque del fiume sono state sfruttate per l’energia che potevano fornire agli insediamenti produttivi, ad esempio per muovere le macine dei mulini o i magli dei fabbri. Non è un caso che i conventi siano sorti tutti vicino al corso del fiume, in modo da poterlo sfruttare per le attività produttive esercitate nel loro ambito. Lo sfruttamento delle acque era così esteso che un autore inglese ebbe ad osservare che presso l’Università di Padova si insegnavano tecniche che avevano in Padova stessa gli esempi della loro applicazione pratica. 

Oggi l’aspetto “acqueo” di Padova è meno evidente. Le attività produttive non sfruttano più le acque del fiume, e le esigenze della circolazione dei veicoli hanno indotto ad interrare o a coprire alcuni rami del fiume o alcuni canali. 

Spesso dove vediamo le strade più larghe un tempo c’erano vie d’acqua. 

Alla fine della sua esposizione, molto interessante anche perché ricca di riferimenti a luoghi di Padova che tutti conosciamo, il Relatore ci ha proiettato una serie di immagini: vedute del fiume, molte prese dall’alto, che ci hanno fatto capire il suo andamento nel territorio; e molte immagini di luoghi di Padova come erano un tempo e come sono oggi, che ci hanno fatto constatare l’intima compenetrazione di città e fiume, che la situazione attuale potrebbe rendere meno evidente.