a10220 CONVIVIALE con PIETRO CALOGERO

Relatore:PIETRO CALOGERO

 Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Venezia

 

 

Profilo professionale del Dott. Pietro Calogero

· E’ nato a Pace del Mela (Messina) il 28 dicembre 1939

· Si laurea in giurisprudenza all’Università di Messina il 13.11.1963 con 110/lode.

. Entra in magistratura il 13.11.1967 e viene destinato, dopo il compimento del servizio militare di leva e il prescritto periodo di tirocinio, alla Procura della Repubblica di Treviso con le funzioni di Sostituto Procuratore.

 

• L’indagine più importante promossa nel periodo trevigiano è quella relativa alla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 e agli altri attentati terroristici di matrice neofascista del medesimo anno rientranti, assieme alle azioni di copertura e depistaggio di organi del Servizio Informazioni della Difesa (SID), in quella che è comunemente nota come “strategia della tensione”. Tale indagine, condotta per diversi anni nella qualità di P.M. in collaborazione con il giudice istruttore di Treviso Giancarlo Stiz e poi con i magistrati milanesi Emilio Alessandrini, Luigi Rocco Fiasconaro e Gerardo D’Ambrosio, porterà alla scoperta e alla definitiva convalida della c.d. pista nera e al proscioglimento di Pietro Valpreda e degli altri anarchici tratti in arresto nella parallela istruttoria romana.

 

• Nel marzo del 1975 viene trasferito, a domanda, alla Procura di Padova con le medesime funzioni. Tre anni dopo, in connessione con le indagini concernenti alcuni docenti della Facoltà di Scienze Politiche della locale Università per vicende di natura eversiva, un gruppo armato dell’Autonomia Organizzata padovana esplode vari colpi di pistola 7,65 contro le finestre della sua abitazione.

 

• L’istruttoria più importante avviata nel periodo padovano è quella nota come “istruttoria 7 aprile (1979)”, che ha condotto all’incriminazione per associazione sovversiva e banda armata di vari esponenti dell’Autonomia Operaia Organizzata sull’intero territorio nazionale (fra gli altri, Negri, Piperno, Scalzone, Dalmaviva), cui hanno fatto seguito altre analoghe iniziative contro i livelli intermedi e di base dell’organizzazione veneta nel dicembre 1979, nel marzo 1980 e nel marzo 1982.

 

• Nello stesso periodo, conduce le indagini e sostiene l’accusa in giudizio contro il brigatista rosso padovano Carlo Picchiura, autore dell’omicidio dell’app. P.S. Antonio Niedda avvenuto a Ponte di Brenta il 4 settembre 1975.

Riapre inoltre l’istruttoria per il duplice omicidio consumato nella sede missina di via Zabarella a Padova in danno di Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci il 17 giugno 1974, per il quale saranno condannati gli esponenti delle Brigate Rosse Curcio, Moretti, Franceschini, Semeria, Ronconi, Serafini, Ognibene.

 

• Dal marzo 1986 al luglio 1990, eletto dal corpo dei magistrati, svolge le funzioni di

componente del Consiglio Superiore della Magistratura.

 

· Dalla fine del 1990 all’11 dicembre 1997, rientrato in ruolo, svolge le funzioni di Sostituto Procuratore presso la Procura Generale di Venezia. In tale qualità, dal settembre 1994 al dicembre 1995, rappresenta la pubblica accusa nel maxi processo di appello contro Felice Maniero e altri esponenti della cd. mala del Brenta, giudicati e condannati per gravi delitti contro l’ordine pubblico, il patrimonio, la vita e l’incolumità individuale.

 

• Dal 12 dicembre 1997 al 7 settembre 2008, a seguito di nomina del funzioni di Procuratore della Repubblica a Padova. 

.  Infine con decreto presidenziale del 20 novembre 2009, emesso su unanime delibera del C.S.M., viene nominato Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d?Appello di Venezia.

 

 

Nella calda serata di inizio estate di giovedì 23 giugno 2010, il Rotary Padova Est in interclub con il Rotary Club Padova Nord ,presente con il suo presidente Dott. Massimo D’Onofrio accompagnato dalla gentile signora Francesca ,ha avuto il piacere di ospitare nella tradizionale sede del Ristorante La Bulesca un relatore di altissimo prestigio : il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Venezia : Dott. Pietro Calogero.

 

Il presidente Piero Mazzola e la signora Anna hanno ricevuto le massime autorità istituzionali ed i numerosi ospiti intervenuti ,il Prefetto della Provincia di Padova – Dott. Ennio Mario Sodano, Il Comandante Interregionale dei Carabinieri –Gen.C.A. Massimo Iadanza , Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Padova Dott Mario Milanese, il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bassano del Grappa Dott. Elio Ruberto, il Procuratore Aggiunto presso la Procura di Padova Dott Matteo Stuccilli, il Rettore Vicario dell’Università di Padova Prof. A. Gnesotto,il Comandante della Legione Veneto dei Carabinieri- Gen. di B. Sabino Cavaliere, il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Padova-Colonnello Renato Chicoli, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza Col. Ivano Maccani ed il Dirigente la Digos della Questura- Dott. Lucio Pifferi accompagnato dalla gentile consorte in rappresentanza del Questore.

 

Hanno voluto onorare con la loro presenza la serata il Presidente del Rotary Club Padova  Professor Carlo Mazzoleni accompagnato dalla gentile signora Lia ed il Past Magnifico Rettore dell'Universita' degli Studi di Padova Professor Vincenzo Milanesi.

 

Si riportano alcuni passi dell’intervento del Procuratore Generale Dott. Calogero:

 

Lo spunto iniziale della conversazione è stato il famoso e celebre aneddoto che ha come protagonisti Alessandro Magno e un Pirata da lui catturato in mare. Alla richiesta di spiegare per quale motivo infestasse il mare, il Pirata rispose: per la stessa ragione per la quale tu infesti la terra, io, però ,potendo usare solo un piccolo naviglio sono ritenuto un pirata, mentre tu che ti avvali di una grande flotta sei chiamato Imperatore.

Agostino lascia chiaramente intendere qualificando la risposta del Pirata “fine e veritiera” che tra un grande impero che sottomette interi popoli e depreda le loro ricchezze e una banda di ladri non vi è differenza se non di quantità. Perché dal punto di vista della qualità l’una e l’altra associazione di uomini sono la stessa cosa, essendo mancante nell’una e nell’altra la giustizia verso gli altri.

Questo fa capire come la giustizia sia per Agostino fondamentale discriminante sotto tutti gli aspetti, sia nelle relazioni intersoggettive, sia nelle relazioni del cittadino con il potere e su quest’ aspetto , analizzando l’opera principale di Agostino:” De Civitate Dei” , il Procuratore approfondisce in senso più ampio il concetto di Giustizia.

In particolare in due brani dello scritto fa ruotare l’idea di giustizia –subordinandovi l’esistenza stessa del popolo e delle fondamentali strutture di governo, e in definitiva dello stato, su un’entità complessa che egli definisce con la locuzione Iuris Consensus.

Ma per accertare quali precisi significati possano ad essi attribuirsi è decisiva l’analisi storico comparativa , imperniata sulla concezione della giustizia che nel mondo antico ebbero prima i Greci e poi i Romani.

Nel mondo greco centrale era la comunità-stato, la polis, che non fu soltanto un’organizzazione politica e militare, ma anzitutto una Koinonia, cioè una comunità, spirituale, religiosa e educativa, in cui il cittadino era riconosciuto come soggetto giuridico unicamente per il suo vincolo di appartenenza a essa e nei limiti della sua identificazione con gli interessi e la vita dell’ente. Quello che contava era la polis in quanto tale: al di fuori di essa ,il polites non esisteva; dentro ,egli contava sì ma come menbro, organo del tutto.

Si ricorda che la partecipazione alla vita della polis fu nella società greca considerata talmente decisiva che restarne fuori equivaleva alla morte morale.

Nel quadro delineato, la persona come centro d’imputazione di autonomi diritti e interessi e come limite all’esercizio del diritto statale non esiste. In definitiva la giustizia è stata definita dai greci “conformità alle leggi della polis” e viene costantemente ignorata l’idea dell’esistenza , accanto agli interessi pubblici, di pur limitati e fondamentali diritti soggettivi del cittadino.

 

Nel mondo romano, la situazione cambia radicalmente sotto molteplici aspetti:il Primo riguarda il principio di legalità. Mediante questo principio, i Romani diedero forma a un concetto chiave che diverrà universale acquisizione della modernità: solo riconoscendo diritti alla persona e dotandola di poteri di azione nei confronti del trasgressore, la legge può porre limiti effettivi all’espandersi dell’altrui potere e garantire l’esercizio di libertà.

Per i Romani, quindi, al di fuori della legge non c’è che arbitrio e sopraffazione. Il principio di legalità, però, non ebbe una forza talmente travolgente da imporsi fuori dai rapporti di diritto privato e rimase in sostanza inefficace nei confronti dei poteri pubblici.

L’idea innovativa di riconoscere e tutelare a beneficio del cittadino veri e propri diritti soggettivi viene rafforzata da un’altra scoperta del pensiero politico romano. Il principio personalistico. Vengono sotto questo profilo ricordate le definizioni di giustizia fatte risalire a Cicerone e Ulpiano e che i romani ci hanno tramandato. Sul tema della giustizia umana e dei rapporti con la politica Agostino intuisce e fa propria un’idea fondamentale che sarà oggetto di approfondimento nei secoli successivi, specialmente per merito del pensiero illuminista e del Costituzionalismo moderno. Il capovolgimento rivoluzionario della concezione di giustizia di Agostino appare meglio comprensibile se si rammenta che alla sua origine sta quell’evento di straordinaria portata che fu rappresentato dall’avvento e dalla diffusione del cristianesimo.

Con l’insegnamento del nuovo credo la persona che è “imago dei”, diviene centro del creato e il fine dell’agire politico, caput e fundamentum del sistema, politico, giuridico e istituzionale.

Non solo, ma la nozione di persona viene ad acquistare una latitudine mai conosciuta prima perché abbraccia anche gli umili, i bisognosi, i poveri, gli emarginati, cioè tutte quelle creature che nella società greca e, in parte minore, in quella romana non godevano di piena dignità e non erano considerate soggetti di diritti.

Per riconoscere e tutelare i diritti anche di queste creature una concezione cristiana della giustizia come quella accolta da Agostino non poteva che attuare proprio il capovolgimento di cui si è detto, aprendo di fatto la via alle moderne concezione dei diritti umani e dei limiti effettivi all’esercizio del potere.

Per queste motivazioni, il filosofo si oppone recisamente alla pena di morte e sostiene il rispetto per la vita propugnato dalla visione cristiana se chi delinque merita una pena giusta e severa , commisurata all’entità del suo crimine , deve ,però, avere attraverso di essa occasione per il suo riscatto morale, mentre la soppressione della vita si oppone a qualunque futura redenzione.

Le medesime considerazioni valgono per l’applicazione di supplizi e torture(Agostino è un vero antesignano delle visioni illuministiche dei Verri e Beccaria..) cheestorcono confessioni falsate dalla sofferenza e portano inevitabilmente a drastiche condanne. Anche l’empio merita una “chance” e non si può negargliela. Con l’esposizione di questa modernità di visione della vita, il Procuratore conclude la sua dotta prolusione su Agostino, accolta e seguita con molto interesse .

 

Al termine degli interventi il Presidente dopo avere ringraziato il relatore, gli ospiti e i soci tutti ha fatto omaggio alle gentili signore D’onofrio, Pifferi e Mazzoleni della bella pubblicazione “Donne” offerta dall’autore, il nostro socio Giovanni La Scala.

 

Alla tradizionale consegna dei gagliardetti da parte dei presidenti dei due Club ha fatto seguito poi, così chiudendo l’interessantissima e speciale serata, l’attribuzione al Dott. Pietro Calogero del Paul Harris Fellow quale riconoscimento per l’opera prestata nel convinto rispetto dei fondamentali principi illustrati nella lectio magistralis appena tenuta.

 

 

Giovanni Selmin