a1012 VITA QUOTIDIANA a ROMA

Roberto Masciotti

 

Aspetti della vita quotidiana a Roma  nel primo secolo da Nerone ad Adriano 

 

Il Caminetto allargato a familiari e ospiti del 20 gennaio 2011 ha visto come relatore il socio Ing. Roberto Masciotti con un argomento esorbitante da tematiche di ordine professionale; la prolusione verteva bensì sulla storia antica. Dovendo per motivi di tempo restringere il campo ha focalizzato il proprio intervento su un tema di apparente minore importanza ma significativo per comprendere la grandezza e la potenza dell‟Impero Romano e precisamente: “Aspetti di vita quotidiana nell'antica Roma “. 

 

Nella sua esposizione ha preso in considerazione prevalentemente il periodo che va da Nerone ( 37 d.c-68-dc) ad Adriano (76 d.C.-138 d.C.); in questa epoca si ha l‟ apogeo della prosperità di Roma e l'Impero raggiunge la sua massima estensione, come è attestato dalla straordinaria ricchezza del materiale archeologico. 

Le testimonianze di questa epoca, ricchissima sotto tutti i punti di vista, si reperiscono nelle opere di Stazio, Marziale, Giovenale e Plinio il Giovane. 

La Città di Roma in quel tempo era popolatissima rispetto agli altri centri urbani dell‟Impero fino a raggiungere, sotto l‟Imperatore Traiano, 1.400.000 abitanti, tra cittadini Romani, Schiavi, Liberti, Soldati e Stranieri. Già all‟epoca di Augusto (63 a.C.-14 d.C.) si ha notizia di una donazione a ciascuno dei 320.000 Cives Romani: questo è l‟unico dato oggettivo risalente al 5 a.C. 

 

L‟Urbe occupava una vasta estensione, che sarà cinta, successivamente dalle Mura Aureliane fino a 2.000 ettari, la popolazione tuttavia era raggruppata soprattutto nelle Insulae mentre un vasto territorio era disabitato e tutto il nucleo centrale relativo alla zona Templi, Fori, Terme e Campo di Marte non era abitativa. 

L‟ineguale distribuzione della popolazione insediata, come si diceva, nelle insulae portava a un traffico più che congestionato originato anche da una viabilità estremamente angusta che rendeva Roma difficilmente percorribile tant‟è vero che i carriaggi erano stati già da Cesare autorizzati solo alla percorrenza notturna. Erano, infatti, poche le Viae lastricate dove si potevano incrociare carri o gli Actus dove poteva passare un carro per volta; nella grande maggioranza esistevano Vici ed Itinera che consentivano esclusivamente il transito delle persone. Proprio queste ultime strade intersecavano le zone densamente popolate e, non esistendo sistema fognario o servizio di nettezza urbana, erano buie, puzzolenti e sporche. Acqua e fognature erano appannaggio soltanto dei più ricchi che occupavano il pianterreno delle Domus di numero limitato (circa 1800). Altre difficoltà erano dovute al fatto che le costruzioni erano soprattutto lignee e, quindi, facilmente aggredibili dalle fiamme che si scatenavano dai bracieri.

Si evidenzia l‟enorme contrasto che, in una città grandiosa per edifici, contava personaggi di ricchezza enorme e una moltitudine in condizioni di totale indigenza. Già all‟epoca di Cesare (101 a.c.-44 a.C.), questi grazie alla vendita di circa un milione di schiavi delle sue conquiste galliche aveva raggiunto una ricchezza esorbitante che, per quanto ingente, era solo pari al debito che egli doveva al Console suo coevo Marco Licinio Crasso, il “Palazzinaro” per eccellenza che doveva la sua incommensurabile fortuna alla capacità di acquisire aree fabbricabili, sottraendole alle persone in difficoltà. 

In quel periodo i cittadini Romani erano suddivisi in classi di censo: i Senatori dovevano disporre di più di un milioni di sesterzi, i cavalieri più di 400.000 sesterzi, mentre la bassa borghesia ne doveva disporre di più di 100.000-. A Padova in età Augustea erano censiti 500 Cavalieri. 

Durante il giorno la vita si svolgeva vivacissima nei fori e nei mercati che, all‟epoca di Traiano, si erano particolarmente sviluppati tanto da divenire il Centro Commerciale più grande del mondo. 

All‟imperatore Traiano (53 d.c.-117 d.C.) si deve il massimo splendore architettonico della città abbellita dei più insigni monumenti tra i quali la colonna Traiana che ancora oggi rimane nella sua posizione originale e che reca in una miriade di sculture che si avvitano intorno ad essa le fasi della vittoriosa spedizione dell‟Imperatore contro i Daci. La colonna era policroma come in generale gli edifici romani. 

Belle immagini hanno accompagnato l'excursus a testimonianza della sontuosità e monumentalità dell‟Urbe. Credo che molti soci, al termine dell‟avvincente esposizione dell‟affascinante percorso storico che si è intersecato con i ricordi giovanili di studi spesso faticosi siano stati colti da un senso di mestizia nel pensare alla Roma di allora, esempio di organizzazione ed efficienza, ispiratrice e latrice di arte , architettura ,cultura giuridica,raffrontandola con i difficili e confusi momenti che vive oggi la nostra Capitale.

 

Testo: Giovanni Selmin