a10182 AQUILEA ROMANA

Jacopo Bonetto

 

Nel programma della Conviviale di giovedì 7 aprile era previsto l’intervento dell’ arch. Francesca Ghedini , Direttore del Dipartimento di Archeologia dell’Università degli Studi di Padova, che doveva illustrare la situazione degli scavi nell’antico sito di Aquileia. Essendo la stessa impossibilitata a presenziare a causa di sopraggiunti importanti impegni, incaricava uno dei suoi più stretti colla-boratori, il Prof. Jacopo Bonetto di svolgere la relazione.

Il Prof. Bonetto, docente di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana, nato a Padova nel 1968, vanta un curriculum prestigioso di cui si richiamano alcuni aspetti significativi. Dal 2002 è inserito tra i professori di ruolo nel settore disciplinare di Archeologia classica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova. Dal 2002 al 2009 è Referente e Presidente dei Corsi di Laurea a e Laurea Specialistica in Archeologia. Tra il 1988 ne il 2010 dirige campagne di scavo in Italia ( tra cui Aquileia), in Austria, in Turchia e in Grecia. Sugli interventi effettuati ha prodotto numerosissime ed ampie pubblicazioni.

 

Il Professore osserva che la città antica di Aquileia è il più grosso centro Archeologico del Mediterraneo e segnala che, dal primo maggio ,sotto la sua direzione, riprenderà una campagna di scavi della durata di 3 mesi. Per il Club si offre, quindi, nel periodo in questione, la straordinaria opportunità di poter disporre di guide di eccezione . 

Nel rapido escursus storico, imposto dai tempi della conviviale, lo studioso rammenta che poche notizie accompagnano la storia dell’ Aquileia preromana. Gli storici ne datano le prime a partire dal 181 a.c. 

Nel 186 a.c. ,dagli scritti di Tito Livio, sappiamo che una tribù di Galli invase il territorio di Aquileia e che, in conseguenza di ciò, il Senato Romano decretò di costituirvi una colonia militare per renderla città di confine e baluardo alle invasioni. Tale città venne così ad essere testa di ponte militare ma anche centro commerciale . Di grande rilevanza nella vicina Carinzia ,tra l’altro si trovavano importanti miniere di oro e ferro. 

I complessi monumentali già visitabili e le numerose campagne di scavo ci documentano la storia di una città che, dalla propria collocazione strategica fra Adriatico ed Europa balcanico-continentale, seppe trarre forza per affermare una grande fortuna economica e politica e la sua estensione, nel periodo di maggior fulgore, raggiunse gli 80 ettari. 

Strabone ,storico e geografo dell’età augustea, in particolare, descrive il porto di Aquileia come un attivissimo centro di scambi commerciali . 

L’attuale Via Sacra, che costituisce la principale fonte di conoscenza dell’allora porto della città segue l’andamento di un fiume, a quell’epoca navigabile, che si immette nella laguna, a breve distanza dal mare. 

Ancor oggi si può osservare come il molo fosse costituito da due banchine ,una superiore ed una inferiore, verosimilmente per ovviare ai dislivelli delle acque a causa delle piene e del-le maree. Si osservano ancora gli anelli di ormeggio nei punti di approdo con strutture co-struite con pietra d’Istria ,particolarmente resistente alla azione corrosiva delle acque salmastre 

Nel 238 d.C., sotto la minaccia dell’imperatore Massimino il Trace che avanzava dall’Oriente dopo essere stato detronizzato dal Senato, furono ampliate le mura a sud e ovest, compren-dendo nella nuova cinta le zone extraurbane e sovrapponendosi alla banchina ad est al porto fluviale. 

La città allora raggiunse la massima estensione diventando la più grande città d’Italia e fu tanto bella che il poeta Ausonio nel IV sec. la definiva ”moenibus et portu celeberrima”. Fu decorata con grande magnificenza ed enorme quantità di pregevolissimi mosaici che ornavano gli interni ma anche le pareti esterne delle case , le strade erano lastricate con trachite portate dalle cave euganee di Monte-merlo ed, ovunque, si respirava una grande e raffinata agiatezza. 

.Lentamente, però, lo splendore di Aquileia andò affievolendosi mentre cresceva la prosperità di un nuovo porto dell’Adriatico: quello di Ravenna che subentrerà ad Aquileia nell’importanza strategica e commerciale, fino a un declino, sebbene la città continuasse a mantenere un suo prestigio anche in epoca bizantina. 

Passando a tempi recenti il professore ricorda anche che Aquileia, per la sua posizione geografica, nel 1915 ha costituito un caso politico internazionale strumentalmente finalizzato alla rivendicazione del territorio Italiano. 

Dopo aver illustrato le vicende storiche lo studioso si è soffermato sulle prospettive future del sito che molto ancora ha da offrire 

Ha evidenziato che per dare continuità agli scavi e programmarli in maniera organica è stata costituita, per legge, la “Fondazione Aquileia”, Ente che ha il compito di valorizzare il sito archeologico. 

L’accordo Stato Regione Friuli Venezia Giulia ha proprio la finalità di predisporre piani strategici per la conservazione e il restauro dei beni e favorire lo sviluppo del turismo culturale. La Fondazione ha affidato nuove indagini sul porto fluviale proprio all’Università di Padova e, recentemente si è posta anche l’ambizioso l’obiettivo di completare, nei prossimi mesi, come evidenziato nelle slides proiettate da Bonetto, gli scavi tra due arterie in modo da riportare alla luce una grande casa romana, parte della quale appare in un terreno privato che è stato recentemente dalla stessa acquisito, con indubbia possibilità di ulteriore scoperte. 

L’avvincente esposizione lascia in noi la spe-ranza di poter ammirare nuovi ritrovamenti e la serata si chiude con il sentito ringraziamento del Presidente Mazzola al Prof. Bonetto e con un arrivederci ad Aquileia.

 

Testo: Giovanni Selmin