a13112 MEDICINA NELL’AREA ANDINO-AMAZZONICA

Caminetto del 30 gennaio

 

Una delle conquiste di cui va fiero il mondo moderno è lo sviluppo che ha avuto la medicina. Ma accanto alla medicina che possiamo chiamare “ufficiale”, nel mondo vi sono zone nelle quali si fa ancora ricorso alla medicina tradizionale. Ad esempio in Tanzania, Uganda e Zambia c’è un terapeuta tradizionale ogni 300 abitanti contro un medico ogni 30.000 abitanti. Un’altra zona dove è molto praticata la medicina tradizionale è l’America del Sud.

E “Medicina tradizionale nell’area andino-amazzonica” è il tema su cui ci ha intrattenuto il nostro Socio Giovanni La Scala, parlandoci di quanto ha potuto vedere di persona durante i suoi soggiorni in Perù.

 

La medicina tradizionale si basa su conoscenze e tradizioni popolari, soprattutto sull’uso di piante medicinali. Come ha scritto Galileo Galilei: “quello che l’esperienza ed il senso ci dimostra, si deve anteporre ad ogni discorso, ancorché ne paresse assai ben fondato”. Cioè se qualcosa funziona, non va rifiutato per il fatto di non conoscere (ancora) il perché, o perché sembra contraddire qualche affermazione ritenuta autorevole. Tanto è vero che nel 1976 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha riconosciuto ufficialmente i valori della medicina tradizionale.

L’area andina-amazzonica presenta caratteristiche particolari: vi sono tre aree geografiche limitrofe molto diverse (costa, sierra, selva) ricche di piante medicinali

Tra queste piante le più interessanti sono il cactus San Pedro, la coca e l’ayahuasca..

Cactus San Pedro – Durante l’esperienza con il cactus lo spirito del curandero può effettuare viaggi extracorporei per cercare oggetti o persone perdute, per recuperare l’anima dei suoi pazienti, per captare avvenimenti futuri.

Coca – Mai una pianta ha avuto una così grande importanza nella vita di un popolo. La coca è considerata una pianta sacra mediatrice con gli spiriti (Apus) e con la Madre Terra (Pachamama). E’ usata anche per fare offerte propiziatorie, ad esempio quando si costruisce una abitazione.

Le foglie di coca masticate alleviano la fame, la fatica, il dolore, il male da altitudine; completano la dieta con minerali e vitamine. Contengono cocaina (meno dell’1%) ed altri alcaloidi. Per masticarle vengono mescolate con una sostanza basica che ne favorisce l’efficacia. Con le foglie di coca si prepara anche un infuso (mate de coca). La masticazione delle foglie di coca é sempre stata limitata alle zone di produzione. Angelo Mariani ebbe l’idea di far macerare foglie di coca nel vino, mettendo a punto il cosiddetto “Vin Mariani”, che ottenne un’enorme popolarità come farmaco per curare diverse malattie. Nel 1886 Temberton eliminò l’alcool, aggiunse estratti di noce di cola, oltre ad olii di agrumi per arrotondarne il gusto, e chiamò il nuovo prodotto Coca-Cola.

Ayahuasca – Questa “pianta delle anime” viene utilizzata per indurre stati di allucinazione nel corso di cerimonie religiose e per scopi magico-terapeutici. La bevanda chiamata ayahuasca si ottiene unendo alla pianta di ayahuasca (una liana) foglie di chacruna. Provoca euforia, allucinazioni, sudorazione, nausea, vomito, diarrea, midriasi. Le allucinazioni da ayahuasca sono vivaci e colorate; è probabile che certi tessuti coloratissimi prodotti in quelle zone rispecchino le visioni provocate da questa bevanda.

Sessioni di ayahuasca – E’ possibile sperimentare l’ayahuasca partecipando ad una “sessione di ayahuasca”. Questa avviene sotto la guida di uno sciamano, in una capanna nella foresta. Dura una settimana, e la bevanda può venire assunta quando lo sciamano giudica che i partecipanti sono pronti. Pare che aiuti a riscoprire se stessi ed a superare i propri problemi.

Altre piante medicinali – L’Amazzonia è una miniera di piante medicinali, sicuramente non ancora tutte conosciute, da cui si ottengono sostanze preziose in medicina; basta qui ricordare il curaro ed il chinino. Per citare alcune altre piante: Uncaria (proprietà antiinfiammatorie), Sangre de drago (cicatrizzante), Graviola (antitumorale), Camu Camu (vitamina C).

La raccolta delle piante medicinali non è una operazione banale. Per avere un prodotto buono occorre scegliere il luogo adatto, il momento adatto, scegliere bene la pianta, il tutto ad opera di un bravo curandero. Però coloro che vogliono utilizzare piante medicinali non devono necessariamente andare per foreste; nei mercati delle città vi sono settori dedicati con banchetti pieni di tutti i tipi di piante usate dalla medicina tradizionale.

Quando la gente ha problemi di salute o di altro genere, ci sono diversi personaggi a cui ricorrere, a seconda del problema:

Hechicero – fattucchiere, indovino

Brujo – stregone; può curare ma anche provocare malattie

Vegetalista – fornisce sostanze curative di origine vegetale

Curandero – cura le malattie, utilizza erbe e rituali

Chaman – lo sciamano comunica con gli spiriti per motivi religiosi, per la cura delle infermità fisiche e mentali, per il benessere della comunità e l’equilibrio della naturaleza; usa l’ayahuasca

Secondo la medicina tradizionale: l’infezione non è la causa ma la conseguenza della malattia.

Tutto ciò che è vivo ha un’anima e quindi fa parte di una grande famiglia, per la quale l’uomo deve avere crianza. Nella rottura dell’armonia tra le persone della comunità, tra uomo, natura e spiriti va cercata la causa delle malattie.

La medicina tradizionale considera l’uomo nella sua interezza e complessità fisica, psichica, ambientale e sociale.

Il mondo moderno è invece sempre più tecnologico e la medicina divisa in più branche specialistiche.

La relazione del nostro amico La Scala è stata molto interessante, anche perché quanto esposto proveniva da una esperienza personale diretta. A corredo poi delle informazioni che andava fornendoci. ci ha proiettato una serie di fotografie molto interessanti.

 

 

 

Ci ha mostrato le piante curative esposte in vendita nei mercati; i curanderos e gli sciamani all’opera, mentre curavano i loro pazienti; lui stesso mentre veniva curato per un dolore alla spalla.

                                                                                            

 

Testo: Fabio Sigovini